Le fotografie di Francesco Malavolta fino a fine ottobre: dodici anni di viaggi lungo le frontiere per restituire un volto e un’identità alle persone in cammino
Le celle che per secoli hanno rinchiuso persone diventano uno spazio in cui interrogarsi sulla libertà.
Al Castello di Ivrea, la mostra fotografica “Popoli in movimento” di Francesco Malavolta porta dentro l’ex carcere le storie di chi attraversa confini, percorre rotte migratorie e cerca un luogo in cui ricostruire la propria vita. Un incontro tra immagini e memoria che invita a guardare oltre le cifre del dibattito pubblico, riconoscendo le persone e le loro singolarità.
Aperta dall’11 ottobre e visitabile nelle domeniche del mese, con un’apertura straordinaria sabato 31 ottobre, l’esposizione propone una selezione di fotografie realizzate negli ultimi dodici anni lungo le rotte del Mediterraneo, dei Balcani e dell’Africa. Il percorso, già ospitato nell’estate del 2024 al Museo Civico Garda, torna a Ivrea in un luogo che ne amplifica la forza narrativa.
La fotografia restituisce un’identità alle persone in cammino
Fotogiornalista impegnato da tempo nella documentazione dei flussi migratori che interessano l’Europa, Malavolta affida alle immagini un compito preciso: preservare l’unicità delle vite ritratte, sottraendole a un racconto collettivo che troppo spesso le rende indistinguibili.
«Ogni scatto, un racconto. Ogni racconto, una storia», scrive l’autore. È il principio che attraversa l’intera mostra: riportare al centro la dimensione umana delle migrazioni, dando spazio alle persone che rischiano di scomparire dietro numeri, statistiche e definizioni.
In questa prospettiva, il fotogiornalismo assume anche una responsabilità sociale. Documentare significa rendere visibile; osservare un volto significa confrontarsi con un’esistenza che non può essere esaurita dalla categoria di “migrante”. La fotografia apre così uno spazio di attenzione, nel quale il visitatore è chiamato a soffermarsi sulle storie prima di ricondurle alle formule del dibattito politico.
Nelle celle dell’ex carcere, una riflessione su libertà e confini
L’allestimento, curato dall’Ufficio Eventi del Comune di Ivrea con il supporto del Museo Civico Garda, mette in relazione le fotografie con la memoria dell’edificio.
Le celle conservano la traccia della reclusione. Accogliere al loro interno immagini di persone in movimento crea una tensione che accompagna la visita: da una parte gli spazi costruiti per limitare la libertà, dall’altra le vite di chi attraversa frontiere e territori. È in questo dialogo che la mostra invita a riflettere su confini, accoglienza e dignità umana.
Anche la storia del Castello entra dunque nel racconto. Costruito a partire dal 1358 per volontà di Amedeo VI di Savoia, l’edificio ebbe inizialmente funzioni militari e divenne successivamente una residenza nobiliare. Nel Settecento fu trasformato in carcere, con modifiche agli ambienti interni per ricavare gli spazi detentivi. La funzione carceraria proseguì fino al 1970.
Oggi quegli stessi ambienti ospitano un percorso culturale che sollecita domande sul presente, senza cancellare le tracce del passato.
Il progetto SAI e la memoria dell’accoglienza
L’iniziativa è organizzata nell’ambito del Progetto SAI del Comune di Ivrea, dedicato all’accoglienza e all’integrazione di titolari di protezione internazionale.
Come sottolinea l’assessora alle Politiche per l’Integrazione Gabriella Colosso, la mostra si inserisce nelle ricorrenze legate al 3 ottobre, Giornata della Memoria e dell’Accoglienza. La proposta culturale si lega così al lavoro svolto sul territorio, portando negli spazi del Castello temi che riguardano anche la vita delle comunità: il riconoscimento dell’altro, la partecipazione e la possibilità di costruire relazioni.
“Popoli in movimento” offre al pubblico un’occasione per approfondire questi temi attraverso il linguaggio della fotografia. Le immagini chiedono tempo e attenzione: due condizioni essenziali per restituire complessità a storie che il racconto quotidiano rischia di comprimere.
La mostra è visitabile tutte le domeniche di ottobre dalle 10 alle 13 e dalle 15 alle 18.
La mostra non prevede un supplemento: per accedervi occorre il normale biglietto d’ingresso al Castello, salvo le gratuità previste. In biglietteria il pagamento è consentito esclusivamente con carta tramite POS.
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