Lun, 30 Mar, 2026

Inchiesta Millennium, rifiuti e bonifiche sotto accusa: così funzionava il presunto sistema illecito a Torino

Un presunto sistema organizzato di traffico illecito di rifiuti, costruito – secondo gli inquirenti – su falsificazioni sistematiche e pratiche fraudolente, scuote uno dei cantieri più strategici per il futuro di Torino: quello del Parco della Salute, della Ricerca e dell’Innovazione di Torino

È questo il cuore dell’operazione “Millennium”, condotta dal Gruppo Carabinieri per la Tutela Ambientale e la Sicurezza Energetica di Milano, che nelle prime ore della mattinata ha portato all’esecuzione di un decreto di sequestro nei confronti di due impianti di trattamento rifiuti situati nella provincia torinese. Il provvedimento è stato emesso dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Torino su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia e Antiterrorismo.

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori del Nucleo Operativo Ecologico (N.O.E.) di Torino, al centro del presunto meccanismo illecito vi sarebbero oltre 200.000 tonnellate di terre e rocce da scavo, spesso contaminate, che sarebbero state gestite in violazione delle normative ambientali. I materiali, anziché essere smaltiti correttamente, sarebbero stati trattati e poi reimmessi sul mercato come materiale recuperato, accompagnati – secondo l’accusa – da certificazioni false o comunque non veritiere.

Un circuito che, sempre secondo l’impostazione investigativa, avrebbe consentito di abbattere i costi e mantenere economicamente sostenibile l’appalto per la bonifica dell’area. Proprio su questo punto si concentra uno dei filoni principali dell’inchiesta: i prezzi di trattamento ritenuti fuori mercato, che avrebbero spinto alcuni operatori a ricorrere a pratiche illecite pur di rispettare i margini economici previsti.

L’indagine coinvolge numerosi soggetti tra amministratori, dirigenti e operatori del settore ambientale. A loro carico vengono ipotizzati, a vario titolo, reati gravi: dall’attività organizzata per il traffico illecito di rifiuti all’inquinamento ambientale, passando per falsità materiale e ideologica fino all’impedimento del controllo da parte delle autorità competenti.

Il procedimento si trova attualmente nella fase delle indagini preliminari e, come previsto dalla legge, la responsabilità degli indagati dovrà essere accertata nel corso del processo. Nel frattempo, il caso solleva interrogativi pesanti sulla gestione di un’opera simbolo per la riqualificazione sanitaria e scientifica del territorio torinese, mentre gli investigatori continuano a scavare – è il caso di dirlo – tra documenti, certificazioni e flussi di materiali per ricostruire l’intera filiera del presunto traffico illecito.

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