C’è una storia che da ventun anni attraversa l’Italia in silenzio, come un fiume carsico che riaffiora nei luoghi della memoria e nelle coscienze di chi non ha smesso di cercare.
È la storia di Fabrizio Catalano, giovane torinese scomparso nel nulla il 21 luglio 2005 ad Assisi, città di pace per eccellenza, dove si trovava per un corso di formazione.
Fabrizio aveva 19 anni, una passione per la scrittura e la musica e lo sguardo curioso di chi si affaccia alla vita adulta. Quel giorno si allontanò dal gruppo con cui viaggiava e di lui non si seppe più nulla. Nessuna traccia certa, nessun indizio decisivo: solo domande sospese e un’assenza che, con il passare del tempo, è diventata una ferita collettiva. La sua scomparsa si inserisce in quella lunga e dolorosa tradizione di persone svanite nel nulla, casi che la cronaca consegna alla storia irrisolta del nostro Paese.
L’albero di attesa: memoria e comunità a Collegno
È anche per questo che, nel cuore dell’inverno, la memoria torna a farsi gesto concreto. Domenica 21 dicembre, alle 12.30, nel Giardino Altiero Spinelli del Villaggio Dora, a Collegno, verrà messo a dimora l’“albero di attesa per Fabrizio”, nell’ambito dell’iniziativa “Cercando te, aspettando te – Fabrizio Catalano”. Un atto carico di significati storici e simbolici: piantare un albero è, da sempre, un modo per affidare al tempo e alla terra ciò che non può essere dimenticato.
Protagonista del momento pubblico sarà l’associazione “Cercando Fabrizio e…”, nata dalla determinazione della famiglia e degli amici di Fabrizio, in particolare della madre Caterina Migliazza Catalano, che ha trasformato il dolore privato in impegno civile e culturale. All’incontro parteciperanno il sindaco di Collegno Matteo Cavallone, l’assessore all’Ambiente Roberto Bacchin e don Paolo Perolini, parroco di San Giuseppe: istituzioni, comunità e spiritualità unite in un unico rito laico di memoria.
L’“albero di attesa” diventa così un monumento vivente, radicato nel territorio e nella storia locale, ma proiettato verso una dimensione universale. Come gli alberi della memoria piantati dopo le grandi tragedie del Novecento, anche questo segno verde parla alle generazioni future, ricordando che l’attesa di verità e giustizia non cade in prescrizione.
L’impegno dell’associazione “Cercando Fabrizio e…”
Lo sguardo si sposta poi al domani. Il 2026 sarà un anno di nuovi progetti per l’associazione: mentre il premio letterario si prenderà una pausa, il percorso “Caro Fabrizio ti racconto…” continuerà attraverso racconti, iniziative editoriali e attività di sensibilizzazione, nel solco della passione di Fabrizio per la scrittura e la narrazione. Raccontare, in questo caso, diventa un atto storico e civile: un modo per opporsi all’oblio.
A chiudere idealmente questo racconto è ancora la voce di Caterina Migliazza Catalano, che guarda al futuro senza smettere di sperare: «Desidero augurare a tutti un Natale sereno e un 2026 di pace, amore e speranza. Questo è il ventunesimo anno senza Fabrizio, ma la luce della speranza resta accesa».
Una luce che, come l’albero piantato a Collegno, continua a crescere, stagione dopo stagione, nella storia di una comunità che non dimentica.

