Da una parte un consigliere comunale che denuncia di essere stato osteggiato durante la campagna elettorale da alcuni dipendenti della Biblioteca civica. Dall'altra il sindacato che lo accusa di aver trasformato il Consiglio comunale in un'aula dove regolare vecchi conti personali. Nel mezzo restano i lavoratori della Fondazione Via Maestra e una questione mai realmente risolta: quella delle condizioni di lavoro e dei rapporti interni alla Biblioteca Tancredi Milone.
È questo il cuore dello scontro politico e sindacale esploso durante la prima seduta del nuovo Consiglio comunale guidato dal sindaco Fabio Giulivi.
A innescare la polemica sono state le dichiarazioni del consigliere comunale Mirco Repetto, ex direttore generale della Fondazione Via Maestra, pronunciate durante la prima seduta di insediamento del sindaco Fabio Giulivi. Repetto ha parlato di presunti "comportamenti ostili" e atteggiamenti ritenuti inappropriati da parte di alcuni lavoratori della biblioteca durante la recente campagna elettorale, parole che hanno immediatamente sollevato un acceso dibattito.
Cgil: "Il Consiglio comunale non è il luogo dei risentimenti personali"
La risposta della Slc-Cgil Piemonte non si è fatta attendere. In una lettera indirizzata al presidente del Consiglio comunale, Andrea Carlomagno, e letta pubblicamente durante la seduta del 29 giugno, il sindacato ha richiamato il rispetto dell'articolo 114 della Costituzione, ricordando come il Consiglio debba limitarsi alle proprie funzioni di indirizzo e controllo politico-amministrativo, evitando di trasformare l'aula istituzionale in uno spazio dedicato a vicende personali o accuse nei confronti dei lavoratori.
Un richiamo che suona anche come una critica al metodo utilizzato dall'ex direttore generale.
Dipendenti "buoni" e "cattivi": la replica del sindacato
Nel mirino della Cgil è finita anche quella che il sindacato definisce una pericolosa contrapposizione tra i dipendenti del Teatro Concordia, descritti come modello positivo, e quelli della Biblioteca civica, finiti invece sotto accusa senza che, secondo il sindacato, siano mai stati forniti elementi concreti a sostegno delle contestazioni.
Una distinzione giudicata inaccettabile e che, secondo la Slc-Cgil, rischia di compromettere ulteriormente il clima lavorativo.
Il nodo resta quello dei contratti
Dietro lo scontro politico emerge però una questione ben più sostanziale: quella delle condizioni contrattuali dei lavoratori della Fondazione Via Maestra.
Repetto ha sostenuto di aver più volte portato il tema ai tavoli di confronto durante il suo mandato da direttore generale, pur senza riuscire a ottenere risultati concreti. Una ricostruzione che il sindacato ribalta. Nella lettera viene infatti sottolineato come proprio negli anni della gestione Repetto non siano arrivati miglioramenti retributivi né soluzioni strutturali ai problemi più volte segnalati dai lavoratori.
Per questo la Slc-Cgil annuncia la consegna alla Presidenza del Consiglio comunale della documentazione relativa ai precedenti confronti con la Fondazione e rilancia la richiesta di riaprire il tavolo per il rinnovo del Contratto dei Servizi, auspicando finalmente un confronto orientato ai risultati e non alle polemiche.
Repetto prova ad abbassare i toni
Dopo le reazioni, il consigliere ha precisato che il suo intervento non era rivolto contro i dipendenti come categoria, ma intendeva richiamare l'attenzione sulle difficoltà che caratterizzano il lavoro nel comparto culturale. Repetto si è assunto la responsabilità delle proprie dichiarazioni, spiegando che l'obiettivo resta quello di affrontare i problemi senza alimentare ulteriori tensioni.
Sulla vicenda è intervenuto anche il presidente della Fondazione Via Maestra, Tommaso Servetto, che ha preso le distanze dalle critiche rivolte dalla Cgil nei confronti dell'ex direttore generale. Servetto ha precisato che i rapporti con il personale della Biblioteca civica sono oggi in una fase di dialogo e confronto, lasciando intendere la volontà di riportare serenità all'interno della struttura dopo settimane di forti tensioni.
Una polemica che apre interrogativi
La vicenda, però, lascia aperte diverse domande. Se davvero le criticità nei rapporti tra dirigenza e dipendenti erano note da tempo, perché emergono con tanta forza soltanto oggi, quando i ruoli sono cambiati? E soprattutto, perché le questioni legate ai contratti e all'organizzazione del lavoro continuano a rimanere irrisolte mentre il confronto si sposta sul terreno delle accuse reciproche?
Perché, al di là delle polemiche politiche, sono proprio i lavoratori e la qualità dei servizi culturali offerti ai cittadini a rischiare di pagare il prezzo più alto.

