In Piemonte convivere con la celiachia significa affrontare un costo della vita ancora più pesante. Il prezzo elevato di pane, pasta, farine e altri alimenti senza glutine continua infatti a gravare su migliaia di famiglie, trasformando una necessità sanitaria in una questione sociale ed economica.
A sollevare il tema in Consiglio regionale è Laura Pompeo del Partito Democratico, che ha presentato un atto di indirizzo per chiedere alla Giunta misure straordinarie a tutela delle persone celiache.
Celiachia in Piemonte: oltre 19 mila persone coinvolte
Secondo i dati citati dalla consigliera, contenuti nella relazione annuale del Ministero della Salute, nel 2024 la spesa complessiva del Piemonte per gli alimenti senza glutine ha raggiunto 18,8 milioni di euro, con una media pro capite di 983,96 euro, superiore al dato nazionale.
Un incremento che, negli ultimi quattro anni, avrebbe toccato il +20%, spinto dall’inflazione e dall’aumento delle diagnosi, che oggi riguardano oltre 19 mila piemontesi.
«La dieta senza glutine non è una scelta, ma l’unica terapia possibile. Deve quindi essere sostenibile per tutti» sottolinea Pompeo.
Prezzi gluten free fino a cinque volte superiori
Il nodo centrale resta il costo dei prodotti specifici. Secondo le rilevazioni Nielsen richiamate nell’intervento politico, pane, pasta e farine gluten free possono costare da tre a cinque volte in più rispetto agli equivalenti tradizionali.
Una forbice di prezzo che pesa soprattutto sui nuclei familiari con redditi medio-bassi e che riapre il dibattito sul diritto alla salute e sull’uguaglianza nell’accesso alle cure alimentari.
Per Pompeo non basta attendere un aggiornamento dei rimborsi nazionali: servono politiche regionali capaci di intervenire anche sul mercato e sulla filiera produttiva.
Le richieste alla Regione Piemonte
Nel dettaglio, la proposta avanzata dalla consigliera dem chiede alla Regione Piemonte di attivarsi su più fronti: farsi portavoce presso il Governo per azzerare l’IVA sui prodotti erogabili ai celiaci, seguendo esempi europei come Spagna e Portogallo; ridurre l’IRAP per le aziende che producono alimenti senza glutine, nei limiti consentiti dalla legge; aprire un tavolo con produttori e grande distribuzione per un calmiere dinamico dei prezzi; destinare fondi specifici per abbattere i costi energetici e logistici delle imprese piemontesi del settore.
Il tema del senza glutine si inserisce in un quadro più ampio: l’aumento del costo dei beni essenziali e la crescente difficoltà delle famiglie ad affrontare spese sanitarie indirette. Per chi soffre di celiachia, infatti, il supermercato diventa ogni mese un banco di prova economico. E la richiesta lanciata da Laura Pompeo punta a trasformare una questione spesso considerata di nicchia in una priorità pubblica.
Se la proposta approderà presto in aula, il confronto politico sarà inevitabile: da una parte il sostegno ai consumatori fragili, dall’altra il ruolo della Regione nel regolare prezzi e produzione in un mercato specializzato.

