Contestata l’esclusione della giornata del decesso dai rimborsi alle strutture. Pentenero annuncia la richiesta di un’informativa urgente in Consiglio regionale. Canalis: «Tariffe ferme dal 2001 e troppi pazienti senza assistenza»
Il giorno in cui un paziente muore in hospice può essere escluso dal rimborso riconosciuto alla struttura che lo ha assistito? È attorno a questa scelta amministrativa, e alle sue conseguenze sulla tenuta dei servizi, che si apre un nuovo fronte politico sulla sanità piemontese. Il Partito Democratico contesta le indicazioni della Direzione regionale Sanità sul conteggio delle giornate di ricovero e chiede all’assessore Federico Riboldi di intervenire.
A sollevare il caso sono la presidente del gruppo PD in Consiglio regionale, Gianna Pentenero, e la consigliera Monica Canalis. Al centro delle loro critiche c’è una comunicazione che, secondo quanto riferiscono, prevede di riconoscere ai fini tariffari il giorno di ingresso in hospice, escludendo invece quello di dimissione o di decesso.
Una disposizione che arriva su una rete già sotto pressione: enti gestori alle prese con difficoltà economiche, tariffe che le esponenti dem indicano ferme dal 2001 e una domanda di cure che, denunciano, resta in parte senza risposta.
Hospice, la contestazione sul rimborso dell’ultima giornata
Per Pentenero, la questione riguarda il riconoscimento del lavoro svolto fino agli ultimi istanti di vita: assistenza sanitaria, sostegno psicologico, accompagnamento della persona e della famiglia.
«Le cure palliative rappresentano uno dei presìdi più importanti del nostro sistema sanitario regionale e meritano rispetto, attenzione e risposte concrete», afferma la capogruppo, che definisce «incomprensibile» l’indicazione contenuta nella nota firmata dal direttore Sottile.
Il rischio, sostiene, è quello di aggravare i bilanci di associazioni e fondazioni che hanno già rappresentato le proprie difficoltà davanti alla Commissione Sanità. Pentenero richiama anche le osservazioni del coordinatore regionale della Federazione Cure Palliative, Carlo Della Pepa, sulle possibili penalizzazioni economiche per i gestori.
Il nodo politico è preciso: quali effetti produrrà l’esclusione dell’ultima giornata sui finanziamenti agli hospice piemontesi e sulla sostenibilità dell’assistenza?
Pentenero: «Agli annunci di Cirio seguano atti coerenti»
La presidente del gruppo PD mette in discussione la coerenza tra gli impegni pubblici della Giunta e le decisioni amministrative.
«È positivo che il Presidente Cirio abbia dichiarato la volontà di investire nelle cure palliative, ma alle parole devono seguire atti coerenti», osserva. Per Pentenero, l’annuncio di nuove risorse entra in contraddizione con provvedimenti che rischiano di ridurre i rimborsi a una rete già incapace di raggiungere tutte le persone che ne avrebbero bisogno.
Da qui l’annuncio: martedì chiederà in Aula un’informativa urgente all’assessore Riboldi, per chiarire le motivazioni della scelta, quantificarne gli effetti economici e conoscere le iniziative della Giunta a tutela dei servizi.
La richiesta comprende un confronto con operatori, enti gestori e volontariato, che contribuiscono quotidianamente all’assistenza delle persone più fragili.
Canalis: «Metà degli aventi diritto resta senza cure»
Canalis allarga la contestazione all’organizzazione delle cure palliative in Piemonte, sul territorio e nelle strutture residenziali.
Secondo i dati richiamati dalla consigliera, metà delle persone che avrebbero diritto alle cure palliative non riesce ad accedervi, con differenze tra distretti sanitari e maggiori difficoltà nelle aree periferiche. Per gli hospice indica liste d’attesa nell’ordine del 20-30%, bisogni non intercettati e segnalazioni che arrivano troppo tardi.
È su questo quadro che, per l’esponente dem, dovrebbe concentrarsi l’azione regionale: aumentare i posti letto, rafforzare l’assistenza domiciliare e aggiornare le tariffe.
La critica investe anche i rimborsi per le cure a casa. Canalis denuncia modalità disomogenee, con pagamenti a prestazione in alcuni casi e quote giornaliere forfettarie in altri, che giudica insufficienti a coprire i costi sostenuti dagli enti del Terzo settore.
Pazienti non oncologici e ricoveri lunghi: il nodo delle tariffe
Un altro punto riguarda le persone con patologie diverse dal tumore. Secondo le cifre riportate da Canalis, i pazienti non oncologici rappresentano il 15-20% dei ricoverati negli hospice: persone con malattie neurodegenerative, demenze, insufficienze respiratorie e anziani con più patologie.
Per questi pazienti, osserva la consigliera, la permanenza può essere più lunga. Il meccanismo tariffario da lei descritto prevede però un dimezzamento del rimborso dopo quattro mesi e il suo azzeramento dopo un anno.
Una criticità che porta al centro del dibattito l’adeguatezza dei finanziamenti rispetto alla durata e alla complessità dei bisogni assistenziali.
Risorse e accreditamenti, le richieste alla Regione
Sul fronte della spesa, Canalis cita 19 milioni e 601 mila euro nel 2018 e 22 milioni e 422 mila euro nel 2023 per cure palliative ambulatoriali, domiciliari e hospice. Nel biennio 2024-2025, riferisce, il totale è stato di 45 milioni e 757 mila euro: un livello medio annuo che considera sostanzialmente in linea con il 2023 e insufficiente rispetto alle necessità.
La consigliera chiede quindi indicazioni precise e vincolanti alle Asl sulla destinazione delle risorse, insieme all’adeguamento delle tariffe e al completamento degli accreditamenti. Secondo quanto afferma, gli hospice accreditati sono soltanto sei.
Nella sua denuncia richiama la legge 38 del 2010 e la sentenza 135 del 2024 della Corte costituzionale, collegando l’accesso alle cure palliative alla tutela dei diritti dei malati e agli obblighi dei Livelli essenziali di assistenza.
La partita politica supera così il conteggio di una singola giornata di ricovero. La richiesta rivolta alla Giunta è di chiarire come intenda garantire continuità economica agli hospice e ampliare l’accesso alle cure. Per gli enti gestori, avverte il PD, donazioni e raccolte fondi non possono continuare a compensare lo squilibrio tra costi dell’assistenza e rimborsi pubblici.