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Volpiano, i 60 anni della "Lavanderia Di Luciana": una famiglia, un mestiere e mille storie nelle tasche

Dal 1966 ha accompagnato generazioni di volpianesi. Tra capi dimenticati, divise e macchinari da rinnovare, il racconto di un’attività premiata in municipio

A volte un abito resta appeso per qualche giorno. Altre, per quattro anni. Alla "Lavanderia Di Luciana" di Volpiano è successo anche questo: un cliente aveva consegnato alcuni indumenti, poi era scomparso. Quando è tornato a ritirarli, li ha trovati ancora lì, custoditi.

«Allora come oggi noi conserviamo tutto», racconta Luciana. In quella frase c’è qualcosa che va oltre il mestiere: la responsabilità di prendersi cura delle cose degli altri, anche quando gli altri sembrano essersene dimenticati.

È una storia lunga sessant’anni, cominciata nel 1966, quella che il sindaco Giovanni Panichelli e l’assessore Andrea Cisotto hanno voluto celebrare nel pomeriggio di ieri, giovedì 22 ottobre, con la consegna di una pergamena in municipio.

Protagoniste Lucia Alessandro, per tutti Luciana, e la figlia Raffaella Bonacci, alla guida dell’attività da diciotto anni.

Da via Garibaldi a via Giuseppe Raimondo

Prima di mettere il proprio nome sull’insegna, Luciana il lavoro lo ha imparato a Settimo Torinese. Poi è arrivata nella lavanderia di via Garibaldi, a Volpiano, che avrebbe successivamente rilevato. Quattro anni dopo, il trasferimento in via Giuseppe Raimondo 12, dove l’attività si trova ancora oggi.

Il passaggio di testimone alla figlia non ha interrotto la presenza della fondatrice. Luciana continua a collaborare, così come il resto della famiglia. Dietro il banco e nel laboratorio, l’esperienza accumulata negli anni si affianca al lavoro necessario per tenere il passo con nuove attrezzature e sistemi di lavaggio.

Una continuità che i clienti conoscono bene. Perché in una lavanderia di paese non entrano soltanto vestiti: passano persone, abitudini, urgenze e piccoli imprevisti.

Le divise, i capi dimenticati e il ricordo dello Statuto

Tra gli episodi rimasti nella memoria di Luciana ci sono gli alamari cuciti al contrario sulla divisa di un ufficiale medico dell’Esercito: la lavanderia, infatti, offre anche un servizio di sartoria per piccole riparazioni. E ci sono i pantaloni troppo corti ritirati in tutta fretta da un giovane carabiniere, in partenza per Roma per partecipare a un concorso.

Ricordi che oggi fanno sorridere, accanto ad altri che conservano il peso della tragedia. Come le tende del Cinema Statuto annerite dal fuoco, arrivate dopo il drammatico incendio del febbraio 1983. Un’immagine rimasta impressa tra migliaia di capi trattati in oltre mezzo secolo.

Negli anni Novanta, raccontano madre e figlia, tanto lavoro arrivava dai dipendenti della PB e dalle loro famiglie: anche attraverso quei panni da lavare si potevano seguire la crescita di Volpiano e le trasformazioni della sua comunità.

Poi c’erano i clienti che tardavano a tornare. «Una volta non si pagava in anticipo come si fa ora e spesso la gente si dimenticava di ritirare gli indumenti», ricorda Luciana. L’abitudine di conservarli è rimasta; a cambiare sono stati gli strumenti per rintracciare i proprietari: «Per fortuna ci sono i cellulari e a chi si dimentica facciamo il promemoria».

Gli investimenti per continuare a lavorare in laboratorio

Il mestiere, intanto, è cambiato profondamente. Luciana e Raffaella hanno attraversato il passaggio dai vecchi impianti ai macchinari a circuito chiuso, raccontando i progressi nella sicurezza e nella gestione delle lavorazioni.

Ogni cambiamento ha richiesto investimenti, aggiornamenti e manutenzione. Spese importanti, spiegano, che rendono impegnativo mantenere un laboratorio e che hanno contribuito alla riduzione delle lavanderie dotate di impianti propri.

Da Luciana il laboratorio continua a lavorare. È qui che la tradizione familiare incontra la capacità di rinnovarsi: conoscere il mestiere, ma anche trovare le risorse per poterlo esercitare ancora, con attrezzature adeguate e la stessa attenzione al cliente.

La pergamena consegnata in municipio riconosce questo percorso e il servizio offerto alla collettività. L’augurio del sindaco e dell’assessore è di continuare per altri sessant’anni.

In via Giuseppe Raimondo 12, intanto, ci sono nuovi capi da lavare, qualche orlo da sistemare e indumenti pronti in attesa che qualcuno passi a riprenderli e un festa che ricorda che il lavoro non solo rende liberi, ma come nel caso di Luciana e Raffaella anche speciali.

 

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