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Bagna Cauda a Volpiano: storia, tradizione e convivialità al Borgo Rumero

Dalle Vie del Sale alla tavola piemontese: il racconto della Bagna Cauda e della sagra del Borgo Rumero, tra volontariato e voglia di stare insieme

Se potessimo oggi domandare ad un cronista rinascimentale piemontese quale futuro avrebbe potuto immaginare per una semplice e povera acciuga nelle pietanze della variegata cucina nostrana, sicuramente la risposta sarebbe stata questa “a va gnanca bin par fè nà fricasà”.

Infatti all’epoca del “Conte Rosso”, Amedeo VII di Savoia, che per primo procurò uno sbocco al Mare Mediterraneo alla sua contea, nessuno avrebbe mai pensato che questo piccolo pesciolino di mare che arrivava in Piemonte attraverso i porti marittimi di Nizza e Villafranca, potesse avere un futuro così luminoso sulla nostra tavola.

Vero fu che per molti secoli le acciughe ammassate nei barili in legno usati per il trasporto del sale dalla Provenza a Torino, servivano solamente per tentare di nascondere ai doganieri la preziosa spezia, gravata da pesanti gabelle, proveniente dalle saline della Costa Azzurra: riempiti i barili di diversi “rubbi” di sale, questi venivano poi colmati da uno strato di acciughe tentando in questo modo di nascondere il reale contenuto, frodando di conseguenza il fisco alla frontiera.

I mitici “Faux-Saunier”, ovvero i falsi salatori che consapevolmente contrabbandavano la spezia, arrivati in Piemonte dopo aver percorso le tradizionali “Vie del Sale” si liberavano delle acciughe conservando solo l’oro bianco, come all’epoca veniva considerato.

Dalla cucina contadina al fojòt: un rito piemontese

Nessuno sapeva cosa farsene di questa poltiglia di squame salatissima ed a tratti immangiabile, ma la fame mordeva così tanto che qualcuno pensò di trasformare questo strano miscuglio in cibo.

Mentre la nobiltà snobbava l’acciuga perché considerata pietanza per poveri, la fantasia popolare fece quello che agli italiani riesce da sempre meglio, ovvero trasformare il “pòch e brut”, in “tant ch’a l’è bon”, anche se per la salsa calda in questione sarebbe più corretto dire “a l’è pròpi bon”.

Aggiungendo gli oli di noci e di oliva che venivano prodotti nel Basso Monferrato a questa salsa che scaldata si sposava magnificamente con l’aglio si scoprì presto che molti prodotti del tradizionale orto contadino acquistavano sapore e valore proteico se immersi in essa.

La pietanza in origine veniva servita in un grande tegame posto al centro del tavolo e nel quale ogni commensale poteva intingere un pezzettino di verdura cruda e con un po' di pane a soddisfar la fame.

Era vietato “Fè Pàlot”, ossia usare una larga foglia di verdura per rubare più salsa e nello stesso tempo immergere verdure già morse, ma quando il tegame di tutti fu sostituito dal “Fojòt” personale la “scarpetta (netè èl piat con èl pan)” divenne un’abitudine accettata perché rendeva onore alla bontà della Bagna Cauda.

Antiche tradizioni, leggende, ricette e dizioni dialettali che affiorano da un lontano passato di usi e costumi in uso ancora oggi nel nostro amato territorio.

A Volpiano la Bagna Cauda è regina al Borgo Rumero

Volpiano e la sua gente da sempre onora questo piatto succulento con feste e sagre cittadine ed il Borgo Rumero è la classica espressione di un mondo contadino che riappare d’incanto ogni autunno a ricordarci le bontà della nostra buona tavola.

Dal 15 al 18 ottobre presso i padiglioni allestiti dalle decine di volontari del borgo, “nato al limitar di quell’antico ricetto di mille e più trecento trabucchi sorto per difendere il luogo aperto alla amena campagna dagli inimici che tosto transitavano in armi a depredar le povere dimore del Canavese”, centinaia di persone si sono riversate per assaporare i piatti della cucina tradizionale piemontese ove la “Bagna Cauda” è stata ancora una volta la regina incontrastata della manifestazione.

Tra i commensali giunti da lontano appositamente per la Bagna Cauda volpianese ricordiamo con simpatia alcune famiglie provenienti dalla Valle d’Aosta e Liguria, Novara e poi Vercelli ad accompagnare la serata dedicata alla “Panissa” piatto curato dagli amici della Pro Loco di Bianzè che ancora una volta hanno saputo sapientemente amalgamare riso carnaroli, fagioli, lardo, cipolla, salame, brodo di carne e vino rosso con grande maestria.

Da segnalare una comitiva di giovani e atletici camperisti inglesi incuriositi dalla salsa sconosciuta i quali chiedevano in giro se per caso fosse un po' pesantina in quanto il mattino dopo , di buon’ora, avevano programmato una gita in bicicletta in zona: rassicurati i sudditi di Re Carlo sulla leggendaria leggerezza della Bagna Cauda nostrana, notavo il giorno dopo che le due ruote munite di sellino erano saldamente ancorate al camper immobile nel parcheggio dal quale non trapelava sospiro alcuno: come si conquista una nazione con la sola arma della buona tavola.

Volontariato e convivialità per custodire le radici del territorio

Lavoro ed allegra spensieratezza sono state le note dominanti di questa sagra che da sempre accoglie un folto pubblico.

Il Borgo Rumero ringrazia e saluta tutti coloro che hanno fatto visita alla sagra nelle serate di festa, cenando e ballando in allegria.

Arrivederci quindi al prossimo anno con la speranza nel cuore di rivedere i tanti amici che si sono alternati in questi giorni, chi al lavoro come volontari e chi come graditissimi commensali, sempre sorridenti ed allegri come tradizione vuole in queste occasioni dove la convivialità è da sempre circondata da un alone di genuina e sana voglia di condividere con sincera umiltà la vita di una società che nel tempo non ha dimenticato le sue radici cercando pertanto di trasmetterle intatte alle nuove generazioni.

“Viva l’amur, la Bagna Cauda e’l nost Pièmunt”.

 

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