Dalla Chiesa, 44 anni dopo Venaria non dimentica: «Il suo esempio vive ancora»

Istituzioni, Carabinieri e cittadini insieme nel ricordo del generale, di Emanuela Setti Carraro e Domenico Russo. Un omaggio che rinnova l’impegno quotidiano contro la mafia e per la legalità

C’è un tempo in cui è necessario ricordare e richiamare la collettività all’impegno per la legalità. Su questa scia, Venaria Reale, ieri, giovedì 3 settembre, ha ricordato Carlo Alberto Dalla Chiesa, la moglie Emanuela Setti Carraro e l’agente Domenico Russo, uccisi nell’attentato di stampo mafioso di via Isidoro Carini, a Palermo, avvenuto nel 1982.

Una commemorazione che non ha ricordato soltanto il generale Dalla Chiesa come uomo, ma anche come servitore dello Stato, per il suo impegno nella lotta al terrorismo e la sua determinazione nel contrastare il crimine mafioso.

Un appuntamento voluto dalla Presidenza del Consiglio comunale per continuare a rinnovare l’impegno quotidiano di tutta la collettività nella difesa della legalità e che ha coinvolto l’intera Compagnia dei Carabinieri di Venaria Reale.

L’omaggio di Venaria al generale Dalla Chiesa

La commemorazione è iniziata in via Generale Dalla Chiesa, dove il sindaco Fabio Giulivi, il presidente del Consiglio comunale Andrea Carlomagno e il maggiore Silverio Gesuè, comandante della Compagnia dei Carabinieri, hanno deposto un omaggio floreale.

Accanto a loro anche il vice comandante della stazione locale, maresciallo capo Domenico Antonio, il comandante della Tenenza di Ciriè e diversi comandanti delle stazioni della Compagnia di Venaria Reale. Una presenza corale, nel segno del ricordo e dell’eredità lasciata dal generale Dalla Chiesa.

Nel giardino dedicato a Emanuela Setti Carraro

La cerimonia è poi proseguita nel giardino dedicato a Emanuela Setti Carraro, in via Petrarca, un luogo che mantiene viva la memoria e la consegna alle generazioni future.

Qui si sono ritrovati, insieme ai militari dell’Arma e alle associazioni combattentistiche del territorio, gli assessori Paola Marchese, Luigi Tinozzi e Giuseppe Capogna, diversi consiglieri comunali e alcuni cittadini, in un momento di partecipazione e condivisione.

Dopo il silenzio istituzionale, accompagnato da un musicista della Banda del Corpo Giuseppe Verdi, è stato Carlomagno a richiamare il valore della figura e dell’eredità del generale e prefetto Dalla Chiesa.

«Al generale, a sua moglie e all’agente della scorta Domenico Russo dobbiamo profondo rispetto. Viviamo in un tempo in cui bisogna tornare a parlare del valore di questi buoni esempi e raccontare che esistono uomini e donne che hanno scelto di compiere il proprio dovere al servizio degli altri, in difesa dei valori democratici e della legalità», ha sottolineato.

Un richiamo che guarda soprattutto alle nuove generazioni. «Il valore della divisa va rispettato e il loro sacrificio in difesa della legalità non può essere considerato una pagina lontana della nostra storia – ha proseguito Carlomagno –. Deve continuare a essere un esempio per le generazioni future».

«La mafia si sconfigge con la cultura»

Carlo Alberto Dalla Chiesa è stato un esempio per tutti.

«La mafia, come lui stesso ripeteva, si sconfigge con la cultura. Da Palermo a Venaria, da quel lontano 1982, oggi potremmo dire che è nata la speranza di tutti i cittadini onesti di un intero Paese», ha ricordato il maggiore Gesuè.

Un’eredità che a Venaria ha trovato anche una forma concreta. «Dopo la strage è stata introdotta la legge sulla confisca dei beni e qui l’eredità del generale Dalla Chiesa vive grazie al lavoro svolto dalle istituzioni per la nascita della casa rifugio per le donne vittime di violenza, un bene confiscato alla criminalità», ha aggiunto.

Giulivi: «Un monito a fare ogni giorno il proprio dovere»

Parole che hanno trovato eco anche nell’intervento del sindaco Fabio Giulivi, per il quale la commemorazione rappresenta un momento per rinnovare l’impegno della collettività nella difesa della legalità.

Il primo cittadino ha voluto ricordare anche il lavoro svolto dall’Amministrazione, che ha coinvolto gli studenti delle scuole nel percorso per l’intitolazione del giardino a Setti Carraro.

«Un atto dovuto per ricordare la memoria e il sacrificio di ciascuno di loro. Un monito perché ciascuno faccia ogni giorno qualcosa e compia il proprio dovere per la legalità».

Venaria Reale, insieme all’Arma dei Carabinieri, ha ricordato così che commemorare l’attentato di via Carini non è soltanto un esercizio di memoria istituzionale, ma un atto di responsabilità collettiva.

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