Il reparto di dialisi dell’ospedale di Ivrea resta chiuso e, al momento, non esiste alcuna data certa né per l’avvio dei lavori né per la riapertura del servizio. Una situazione che accende lo scontro politico in Regione Piemonte e che, soprattutto, pesa sui 47 pazienti costretti da mesi a spostarsi a Castellamonte per sottoporsi alle terapie salvavita.
A sollevare il caso è il consigliere regionale del Partito Democratico Alberto Avetta, che in Aula ha incalzato l’assessore alla Sanità Federico Riboldi sulle tempistiche della ristrutturazione e sull’assegnazione dei fondi necessari.
Fondi FSC in istruttoria, ma nessun cronoprogramma
«“Saremo solerti nel valutare l’assegnazione dei fondi”: questa è stata la risposta dell’assessore Riboldi alla mia interrogazione – dichiara Avetta –. Ma al di là della solerzia annunciata, la realtà è che non esiste alcuna tempistica».
Nel settembre 2024 sono state presentate due istanze di finanziamento, attualmente in fase di istruttoria. Le risorse richieste provengono dal Fondo Sviluppo e Coesione (FSC) e, secondo quanto riferito in Aula, l’assegnazione è prevista nel 2026. Tradotto: niente fondi certi prima di quella data e, di conseguenza, nessuna indicazione sull’apertura del cantiere.
Un vuoto temporale che lascia cittadini e operatori sanitari senza riferimenti concreti.
“Temporaneo” non può diventare indefinito
Il punto più critico riguarda però la gestione del servizio nel frattempo. I 47 pazienti dializzati dell’area eporediese devono recarsi tre volte a settimana a Castellamonte per sedute di circa quattro ore ciascuna. Un trattamento delicato, fisicamente e psicologicamente impegnativo.
«Il trasferimento doveva essere temporaneo – sottolinea Avetta – ma temporaneo significa limitato nel tempo, non destinato a protrarsi in modo indefinito. Qui invece non c’è una data di rientro, non c’è un cronoprogramma, non c’è una prospettiva chiara».
A pagare il prezzo dell’incertezza non sono solo i pazienti, ma anche le loro famiglie e gli accompagnatori, oltre al personale medico e infermieristico attualmente assegnato a Castellamonte in attesa del completamento dei lavori.
Sanità territoriale e responsabilità politica
La vicenda riapre il tema della programmazione sanitaria e della gestione delle risorse per l’edilizia ospedaliera in Piemonte. Per l’opposizione, il problema non è solo la mancanza di fondi immediati, ma l’assenza di una pianificazione trasparente.
«I pazienti dializzati e le loro famiglie hanno diritto a certezze – conclude Avetta –. Non si può chiedere loro di organizzare la propria vita su una soluzione “provvisoria” che rischia di diventare permanente. Manterremo alta l’attenzione».
In attesa che si concluda l’iter per i fondi FSC, resta una domanda politica e sanitaria: quanto può durare ancora un’emergenza definita “temporanea” senza trasformarsi, nei fatti, in una nuova normalità?

