Cure palliative in Piemonte, l’allarme delle opposizioni: pazienti esclusi e tariffe ferme da 25 anni
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Cure palliative in Piemonte, l’allarme delle opposizioni: pazienti esclusi e tariffe ferme da 25 anni

PD e M5S chiedono alla Regione più risorse per hospice e assistenza domiciliare. Sotto pressione anche le famiglie e gli enti del Terzo settore

Il diritto all’assistenza rischia di restare sulla carta proprio quando la malattia rende le persone più fragili.

È il nodo sanitario e politico sollevato dalle opposizioni in Consiglio regionale dopo l’audizione della Federazione Cure Palliative e delle associazioni aderenti in Commissione Sanità: una rete che, non riesce a raggiungere tutti i pazienti, presenta forti differenze territoriali e dipende dal contributo economico degli enti del Terzo settore.

Nel mirino di Partito Democratico e Movimento 5 Stelle ci sono le liste d’attesa negli hospice, le carenze dell’assistenza domiciliare e tariffe che non avrebbero seguito l’aumento dei costi. Alla Giunta piemontese e all’assessore alla Sanità Federico Riboldi viene chiesto un intervento su finanziamenti, organizzazione dei servizi e accreditamenti.

«Metà degli aventi diritto non accede alle cure»

Il dato più allarmante è quello riportato dalla consigliera regionale dem Monica Canalis: secondo il quadro illustrato dalla Federazione, metà delle persone che avrebbero diritto alle cure palliative non vi accede, con disomogeneità tra distretti sanitari e maggiori difficoltà nelle aree periferiche.

A pesare sarebbero anche bisogni non intercettati e segnalazioni tardive. Il problema, dunque, riguarda sia la disponibilità dei servizi sia la capacità del sistema sanitario di riconoscere per tempo chi necessita di una presa in carico.

Per gli hospice, Canalis riferisce liste d’attesa nell’ordine del 20-30%. Un’attesa che, per pazienti con malattie avanzate, può tradursi nell’impossibilità di ricevere l’assistenza richiesta.

Gli esponenti del M5S Pasquale Coluccio, Alberto Unia e Sarah Disabato riportano inoltre una stima emersa in Commissione: servirebbero almeno un centinaio di posti aggiuntivi sul territorio piemontese per superare le liste d’attesa.

Hospice: rispettare il minimo non basta a coprire il bisogno

La contestazione politica investe la distanza tra dotazione programmata e domanda effettiva di assistenza. Secondo Canalis, il Piemonte raggiunge il parametro minimo richiamato per i posti letto hospice, ma questo non dimostrerebbe l’adeguatezza dell’intera rete.

La disponibilità di un letto, da sola, non misura l’accessibilità delle cure. Contano anche la distribuzione territoriale, i tempi di ingresso e la possibilità di essere assistiti a domicilio o in ambulatorio.

Il bisogno, inoltre, riguarda anche persone con patologie neurologiche, respiratorie, cardiologiche e degenerative: i pazienti non oncologici rappresentano il 15-20% dei ricoverati negli hospice e possono richiedere degenze più lunghe.

Da qui la richiesta di una programmazione capace di rispondere alla complessità dei bisogni, anziché fermarsi al raggiungimento di una soglia numerica.

Tariffe ferme al 2001, il conto ricade sugli enti

L’altro fronte è economico. Secondo il PD, le tariffe regionali degli hospice sono ferme al 2001, mentre sono aumentati i costi del personale, delle utenze, dei dispositivi sanitari e dei servizi.

Il rimborso  è di circa 258 euro al giorno per paziente, a fronte di un costo medio che gli hospice sosterrebbero di circa 400 euro. È uno scarto che, nella denuncia delle opposizioni, mette sotto pressione i bilanci dei gestori.

La consigliera segnala anche un’ulteriore criticità per le degenze prolungate: la tariffa si dimezzerebbe dopo quattro mesi e si azzererebbe dopo un anno. Un meccanismo che solleva interrogativi sulla sostenibilità dell’assistenza ai pazienti con percorsi più lunghi.

Il contributo del Terzo settore diventa così una questione di responsabilità pubblica. Donazioni e raccolte fondi possono sostenere i servizi, ma, osservano le opposizioni, non possono compensare stabilmente finanziamenti insufficienti.

A domicilio le fragilità maggiori

L’assistenza domiciliare emerge come uno dei punti più scoperti. Canalis denuncia rimborsi disomogenei e insufficienti, oltre al ricorso, in alcune situazioni, alle équipe dell’Assistenza domiciliare integrata con orari inferiori a quelli necessari per le cure palliative.

Le conseguenze coinvolgono direttamente le famiglie. Il M5S evidenzia che, senza un sostegno adeguato a casa e senza posti disponibili negli hospice, i familiari possono trovarsi a gestire situazioni complesse e rivolgersi al pronto soccorso.

Nella lettura dei pentastellati, rafforzare la rete territoriale consentirebbe quindi di migliorare l’assistenza e ridurre il ricorso all’ospedale quando evitabile. Resta aperto anche il tema della presa in carico nelle RSA, dove Canalis propone la presenza periodica di équipe dedicate.

Più prestazioni, ma le opposizioni chiedono una svolta

Secondo i dati riportati da Canalis, le prestazioni erogate sono passate da circa 24.341 nel 2018 a 32.969 nel 2023, fino a 36.870 nel 2025. Una crescita che la consigliera considera ancora insufficiente rispetto al bisogno.

Anche la spesa indicata nei suoi accessi agli atti risulta aumentata: da 19,6 milioni di euro nel 2018 a 22,4 milioni nel 2023. Questi valori, tuttavia, non consentono da soli di stabilire quante persone siano state raggiunte o con quale intensità assistenziale.

Le richieste alla Regione convergono su più risorse, aggiornamento delle tariffe, rafforzamento della domiciliarità e maggiore disponibilità negli hospice.

Il M5S annuncia un atto per chiedere ulteriori finanziamenti; il PD sollecita indicazioni vincolanti alle ASL e il completamento degli accreditamenti.

Le contestazioni delineano un problema che richiede una risposta documentata della Giunta: quanti pazienti restano esclusi, dove si concentrano le carenze e con quali tempi si intende intervenire? Nel materiale disponibile non compare una replica dell’assessorato.

È su questi punti che si misura la tenuta della rete piemontese: sulla possibilità concreta di ricevere assistenza quando serve, senza lasciare alle famiglie e alle associazioni il compito di colmare le lacune del sistema.

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