Alta adesione, ieri 13 gennaio, allo sciopero, presidio partecipato e mobilitazione trasversale che ha unito lavoratori, sindacati di Konecta e forze politiche sotto il grattacielo della Regione Piemonte, organizzata da Slc Cgil, Fistel Cisl e Uilcom Uil, contro la chiusura delle sedi di Ivrea e Asti e il conseguente trasferimento forzato verso Torino.
Oltre 1.100 lavoratori coinvolti
A metà dicembre Konecta ha annunciato la chiusura dei siti piemontesi di Ivrea e Asti entro giugno 2026. Il piano prevede l’accorpamento delle attività sul polo torinese, con il trasferimento di circa 700 dipendenti da Ivrea e oltre 400 da Asti, per un totale di più di 1.100 lavoratori coinvolti. Una scelta che rischia di colpire duramente due territori già segnati da anni di crisi industriali e perdita di occupazione.
Secondo sindacati e rappresentanti istituzionali, definire questa operazione come una semplice “riorganizzazione” è fuorviante: stipendi medio-bassi, diffuso part-time (in larga parte femminile) e carichi familiari rendono il pendolarismo quotidiano verso Torino insostenibile, con il rischio concreto di dimissioni indotte e licenziamenti mascherati.
M5S: “Riorganizzazione inaccettabile”
Al presidio erano presenti Sarah Disabato, capogruppo regionale del Movimento 5 Stelle, e il deputato penstellato Antonino Iaria.
«Imporre il trasferimento significa scaricare i costi della riorganizzazione sui lavoratori e sulle comunità locali – hanno dichiarato –. Serve una presa di posizione forte verso la proprietà, per aprire un vero confronto sul piano industriale e individuare soluzioni che garantiscano continuità occupazionale reale».
PD: “Trasferimenti forzati insostenibili”
Alla manifestazione hanno partecipato anche la presidente del Gruppo Pd in Consiglio regionale Gianna Pentenero, insieme ai consiglieri Alberto Avetta e Fabio Isnardi.
«Lo spostamento di centinaia di persone non può essere considerato una soluzione – hanno sottolineato –. Il trasferimento di oltre mille lavoratori rappresenterebbe un colpo durissimo per il Canavese e l’Astigiano».
Gli esponenti dem chiedono un nuovo piano aziendale che preveda il mantenimento delle sedi di Ivrea e Asti e un maggiore coinvolgimento degli enti pubblici per valorizzare aziende strategiche per l’innovazione e la digitalizzazione dei servizi. «Pretendere che, in gran parte donne con contratti part-time, si trasferiscano a Torino significa ignorare vita, dignità e carichi familiari», hanno concluso.
AVS: “Bene il tavolo permanente, ora servono atti concreti”
Per Alleanza Verdi e Sinistra erano presenti le consigliere Alice Ravinale e Valentina Cera, che hanno accolto positivamente l’annuncio dell’istituzione di un tavolo permanente regionale sulla vertenza.
«È un primo passo necessario – hanno dichiarato – ma non può diventare uno strumento dilatorio. Servono risposte concrete per tutelare l’occupazione, rifiutare i trasferimenti forzati e difendere le sedi piemontesi come presidi di lavoro e dignità».
AVS ha inoltre acceso i riflettori su un contesto più ampio di crisi del comparto, ricordando i 62 esuberi annunciati ad Asti da altre aziende del settore del customer care.
Regione Piemonte: “Confronto serrato con l’azienda e la casa madre”
Dal tavolo convocato in Sala Giunta è arrivata la disponibilità della Regione a un confronto diretto con Konecta, anche coinvolgendo la casa madre spagnola.
La vicepresidente e assessora al Lavoro Elena Chiorino ha ribadito che «non può essere chi lavora con professionalità a pagare il prezzo di strategie aziendali senza responsabilità sociale», mentre l’assessore alle Attività Produttive Andrea Tronzano ha sottolineato che «Asti e Ivrea non sono periferie, ma nodi fondamentali del sistema produttivo piemontese».
Il presidente Alberto Cirio, collegato da Bruxelles, ha confermato l’impegno della Regione: «Difenderemo occupazione, territori e continuità produttiva. Il rischio è che molti lavoratori non possano aderire al trasferimento e siano costretti a lasciare il posto di lavoro».
L’assessore alle Politiche sociali Maurizio Marrone ha anche annunciato lo stanziamento di 3,7 milioni di euro provenienti dal Ministero dell'Economia e delle Finanze per la digitalizzazione dei servizi delle ATC e dei sistemi socio-assistenziali dei Comuni piemontesi: «Risorse che possono dare ossigeno a un settore a rischio emergenza occupazionale, come dimostra la crisi Konecta, e rafforzare il ruolo della Regione a tutela del lavoro e dei territori».
La vertenza Konecta non è solo una questione aziendale, ma un banco di prova per il futuro occupazionale del Piemonte e per il ruolo delle istituzioni nella gestione delle riorganizzazioni industriali.
Sindacati, lavoratori e rappresentanze politiche chiedono soluzioni alternative all’accorpamento, capaci di salvaguardare i posti di lavoro, evitare licenziamenti indiretti e mantenere vivi i territori di Ivrea e Asti.
La mobilitazione continua, così come il confronto istituzionale: nelle prossime settimane il tavolo regionale sarà chiamato a trasformare gli impegni in atti concreti, perché – come ribadito dal presidio – il lavoro non è una variabile dipendente, ma un diritto da difendere.

