Dalla visita veterinaria al digiuno, dalla scelta del riparo al risveglio primaverile: le attenzioni da conoscere per affrontare il riposo invernale
Con l'accorciarsi delle giornate e il calo delle temperature, le tartarughe di terra che vivono nei nostri giardini rallentano, mangiano meno e cercano un riparo.
È il segnale che si avvicina il letargo, o più precisamente la brumazione: un periodo di riposo invernale che, nelle specie mediterranee più diffuse (come la Testudo hermanni, la Testudo graeca e la Testudo marginata), dura in genere da ottobre-novembre fino a marzo.
Il letargo è un processo naturale e importante per la salute della tartaruga. Ma è anche un momento delicato: durante i mesi di riposo l'organismo rallenta moltissimo e vive delle riserve accumulate durante la bella stagione. Per questo solo una tartaruga sana e in buone condizioni può affrontarlo senza rischi.
Prima di tutto, una visita
Tra settembre e ottobre è consigliabile un controllo dal veterinario. La visita permette di valutare il peso in rapporto alle dimensioni, lo stato del carapace, degli occhi, della bocca e delle vie respiratorie, e di esaminare le feci per la ricerca di parassiti.
Una tartaruga magra, malata o con un carico di parassiti importante rischia di non superare l'inverno: in questi casi il veterinario può consigliare di rimandare o evitare il letargo, mantenendola in un ambiente riscaldato.
Il digiuno pre-letargo
Prima di addormentarsi, l'intestino della tartaruga deve essere vuoto: il cibo non digerito, con le basse temperature, fermenterebbe causando problemi anche gravi.
Per questo, nelle settimane che precedono il letargo, si sospende gradualmente l'alimentazione. La durata del digiuno dipende dalle dimensioni: indicativamente due o tre settimane per le tartarughe piccole, fino a quattro per quelle più grandi. In questo periodo sono utili dei bagnetti in acqua tiepida, poco profonda, che aiutano la tartaruga a idratarsi e a svuotare l'intestino.
Dove e a che temperatura
La temperatura è il fattore più importante. Quella ideale è intorno ai 5 °C, stabile. Se scende sotto lo zero la tartaruga rischia il congelamento, con danni anche permanenti, per esempio agli occhi; se sale sopra i 10 °C il metabolismo si riattiva e la tartaruga consuma le riserve senza potersi alimentare.
Chi ha un giardino può preparare un riparo interrato, ben drenato e protetto da topi e altri predatori, che possono ferire gravemente una tartaruga addormentata.
In alternativa, molti proprietari utilizzano una cassetta con terriccio e foglie secche, sistemata in un locale fresco e non riscaldato, come una cantina o un garage, controllando la temperatura con un termometro. Per le tartarughe più piccole o in situazioni particolari, alcuni veterinari suggeriscono anche l'uso di un frigorifero dedicato, ma è una soluzione da concordare e gestire con attenzione.
Durante il letargo
La tartaruga va pesata ogni una o due settimane. Una piccola perdita di peso è normale, ma se il calo è marcato, o se la tartaruga si sveglia spesso, urina durante il letargo o mostra secrezioni da naso e occhi, è bene contattare il veterinario.
Anche il risveglio primaverile merita attenzione: la tartaruga deve riprendere a bere e poi a mangiare entro pochi giorni. Se non lo fa, non bisogna aspettare.
E le tartarughe d'acqua?
Le tartarughe acquatiche e palustri hanno esigenze diverse, che variano molto da specie a specie: in questo caso è ancora più importante chiedere consiglio al veterinario prima di decidere se e come farle svernare.
Con qualche attenzione in più, il lungo sonno invernale sarà per la vostra tartaruga un momento di riposo, e non un rischio.