Dom, 5 Apr, 2026

Acqua pubblica, proposta di legge in Piemonte di Giulia Marro: la sfida politica contro plastica e disuguaglianze

Acqua pubblica, proposta di legge in Piemonte di Giulia Marro: la sfida politica contro plastica e disuguaglianze

La consigliera regionale di AVS, Giulia Marro, riporta al centro dell’agenda politica piemontese il tema dell’acqua pubblica con una proposta di legge che punta a cambiare radicalmente abitudini di consumo, accesso e gestione della risorsa idrica in Piemonte.

Depositata in Consiglio regionale, la proposta “Misure per promuovere l’utilizzo dell’acqua potabile di rubinetto” si inserisce in un contesto di crescente attenzione politica e ambientale sulla gestione delle risorse.

«L’acqua è un bene comune, non una merce». Con questa dichiarazione, la consigliera di Alleanza Verdi Sinistra definisce chiaramente l’impianto politico del provvedimento: ridurre il consumo di plastica monouso e garantire un accesso più equo a una risorsa essenziale.

Piano triennale e infrastrutture: cosa prevede la proposta

Il fulcro della proposta è l’introduzione di un Piano strategico regionale triennale, pensato per intervenire in modo organico e coordinato sulla gestione e sull’utilizzo dell’acqua pubblica. Non si tratta quindi di singole misure isolate, ma di una strategia complessiva che mette insieme informazione, infrastrutture e accesso.

Nel concreto, il piano prevede campagne per informare i cittadini sulla qualità e sicurezza dell’acqua di rubinetto, la realizzazione di una rete diffusa di punti di accesso gratuiti o a costi contenuti, oltre alla mappatura pubblica degli erogatori presenti sul territorio. A questo si aggiunge il sostegno economico ai Comuni per installare fontane e punti di ricarica per borracce.

L’obiettivo è chiaro: incidere sulle abitudini quotidiane, superare la diffidenza verso l’acqua di rete e ridurre il ricorso alle bottiglie di plastica, spesso alimentato più da percezioni e dinamiche di mercato che da reali differenze qualitative.

Fiducia e cultura: la battaglia contro il consumo di acqua in bottiglia

Uno degli elementi centrali della proposta è il tema della fiducia. Nonostante controlli rigorosi, molti cittadini continuano a preferire l’acqua in bottiglia.

La legge interviene quindi anche sul piano culturale, promuovendo un cambiamento nei comportamenti di consumo e riportando al centro il valore dell’acqua pubblica.

Il provvedimento mette in campo una serie di strumenti concreti per ridurre l’impatto ambientale, agendo sia sul fronte degli incentivi sia su quello delle regole. Da un lato sono previsti sostegni economici per Comuni ed esercenti che adottano pratiche virtuose, insieme alla possibilità di introdurre riduzioni della TARI per chi contribuisce a diminuire la produzione di rifiuti. Dall’altro, si punta a limitare progressivamente l’utilizzo di bottiglie di plastica nelle istituzioni pubbliche e a promuovere eventi plastic-free, garantendo l’accesso gratuito all’acqua di rete.

Si tratta di un cambio di approccio significativo, che chiama in causa non solo i comportamenti individuali dei cittadini, ma anche le responsabilità della pubblica amministrazione e il ruolo del settore privato.

Il modello europeo: acqua gratuita nei locali

«In molti Paesi europei, appena ti siedi al ristorante ti portano acqua del rubinetto gratuitamente. Perché non succede da noi?» dice ancora Marro. La proposta guarda a modelli già diffusi in Paesi come Francia e Grecia, dove l’acqua di rete è parte integrante del servizio pubblico e della cultura quotidiana. L’obiettivo è rendere questa pratica la norma anche in Piemonte, sostenendo economicamente gli esercenti.

Dal punto di vista economico, la proposta si fonda su uno stanziamento di circa 355.000 euro all’anno per il triennio 2026-2028, destinato a sostenere in modo integrato diverse linee di intervento: dal potenziamento delle infrastrutture alla comunicazione, dagli incentivi fino all’installazione di erogatori pubblici sul territorio.

Si tratta di un investimento relativamente contenuto, ma con una chiara valenza strategica: l’obiettivo è infatti produrre benefici nel medio-lungo periodo, riducendo i costi legati alla gestione dei rifiuti e alleggerendo al tempo stesso la spesa per i cittadini.

Dall’esito del referendum 2011 alla gestione pubblica

La proposta si inserisce nel solco del Referendum sull'acqua del 2011, che sancì il principio dell’acqua come bene pubblico. In particolare, il riferimento è al percorso avviato nella provincia di Cuneo verso la gestione pubblica del servizio idrico. La legge regionale rafforza questa direzione, intervenendo non solo sulla governance, ma anche sull’uso quotidiano della risorsa.

Non si tratta soltanto di una norma con ricadute ambientali. La proposta si inserisce in un quadro politico più ampio, perché interviene direttamente sui modelli di consumo, mette in discussione le dinamiche di mercato che negli anni hanno spinto verso una privatizzazione di fatto dell’acqua e punta a ridurre le disuguaglianze nell’accesso a una risorsa fondamentale.

«L’acqua non è un brand, non è un business: è un diritto fondamentale» conclude. Un messaggio che sintetizza la visione alla base del provvedimento: trasformare l’acqua da prodotto commerciale a bene comune accessibile a tutti.

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