Po ai minimi storici, agricoltura in allarme e temperature record: serve una strategia condivisa per difendere agricoltura e territorio
La crisi climatica torna ad alimentare il confronto politico in Piemonte. Al centro del dibattito c'è la gestione della siccità, con la capogruppo del Partito Democratico in Consiglio regionale, Gianna Pentenero, che punta il dito contro la Giunta guidata dal presidente Alberto Cirio, accusandola di aver affrontato l'emergenza con misure frammentarie e prive di una strategia di lungo periodo.
Secondo Pentenero, la richiesta dello stato di emergenza è arrivata soltanto quando la situazione era ormai gravemente compromessa. «Cirio finalmente chiede lo stato di emergenza più per sventolare la presunta autonomia che per aiutare il territorio», afferma.
Il Po ai minimi e l'agricoltura in difficoltà
L'esponente dem evidenzia come il Po stia attraversando una fase di siccità critica, ritenuta persino più grave di quella registrata nel 2022. Una situazione che, sottolinea, sta mettendo in seria difficoltà il comparto agricolo, con il delta del Po sempre meno capace di contrastare l'ingressione dell'acqua salata.
Per Pentenero, le preoccupazioni espresse dagli agricoltori richiederebbero risposte immediate e coordinate, mentre le misure finora adottate dalla Regione sarebbero insufficienti rispetto alla gravità del quadro.
«Misure spot invece di una strategia condivisa»
Nel mirino della capogruppo del PD finiscono anche le politiche adottate dalla Giunta regionale.
Secondo Pentenero, anziché costruire un piano condiviso con le altre Regioni del bacino del Po, l'esecutivo piemontese avrebbe privilegiato interventi limitati, come quelli sul carburante agricolo.
La critica è soprattutto politica: di fronte a un fenomeno ormai strutturale, sostiene l'opposizione, non bastano provvedimenti emergenziali, ma servono investimenti sulle infrastrutture idriche, una migliore gestione delle risorse e una programmazione capace di prevenire le future crisi.
I dati Arpa confermano l'emergenza climatica
A rafforzare le critiche arrivano anche i dati diffusi da Arpa Piemonte.
Luglio 2026 è stato il secondo mese di luglio più caldo mai registrato nella regione, con una temperatura media di 22,30°C, inferiore soltanto al luglio 2015. Inoltre rappresenta il terzo mese più caldo dell'intera serie storica iniziata nel 1958.
Numeri che confermano come il cambiamento climatico non possa più essere considerato un fenomeno eccezionale, ma una condizione permanente con cui istituzioni, imprese e cittadini devono confrontarsi.
L'affondo del Partito Democratico
«La programmazione a lungo termine continua a mancare ai piani alti della Regione», conclude Pentenero, chiedendo una strategia istituzionale capace di tutelare amministratori locali, imprese agricole, lavoratori e l'intero sistema economico piemontese.
Lo scontro politico sulla gestione della crisi idrica è destinato a proseguire, mentre l'emergenza climatica impone scelte sempre più rapide e strutturali.
Sul tavolo resta la sfida più importante: trasformare la gestione delle emergenze in una politica di prevenzione e adattamento ai cambiamenti climatici.