Torino, la fontana dei Dodici Mesi tra fiaba e storia. Fu ispirata dal mito di Fetonte, caduto nel Po

Torino, la fontana dei Dodici Mesi tra fiaba e storia. Fu ispirata dal mito di Fetonte, caduto nel Po

L’opera nacque dall’Eclettismo del momento, dal fascino di un mitico passato per dare una forma concreta al futuro

C'è un luogo a Torino dove la storia incontra la mitologia, dove i fiumi diventano statue e dove persino Karl Marx potrebbe nascondersi tra le sculture di un monumento ottocentesco.

Siamo nel cuore del Parco del Valentino, davanti alla Fontana dei Dodici Mesi, conosciuta anche come Fontana dei Mesi e delle Stagioni. Un'opera monumentale che racconta un pezzo della storia cittadina e custodisce curiosità capaci di trasformare una semplice passeggiata in un viaggio attraverso i secoli.

Ma cosa lega questa fontana al figlio del dio Sole? E perché una delle sue statue continua ad alimentare un curioso mistero?

Per scoprirlo dobbiamo tornare indietro nel tempo, fino a una leggenda dell'antica Grecia.

Il mito di Fetonte: il giovane che volle guidare il carro del Sole

Secondo la mitologia greca, Fetonte, figlio di Elio, il dio del Sole, desiderava dimostrare la propria origine divina e ottenere il riconoscimento del padre. Per farlo chiese di poter guidare, almeno per un giorno, il suo straordinario carro infuocato, quello che ogni mattina attraversava il cielo portando la luce sulla Terra.

Elio, pur conoscendo i pericoli di quell'impresa, finì per acconsentire. Ma l'inesperienza del giovane si rivelò fatale. I cavalli, impossibili da governare, abbandonarono il percorso stabilito: il carro si avvicinò pericolosamente alla Terra, incendiando boschi e campagne, per poi risalire verso il cielo, sconvolgendo l'ordine del cosmo.

Secondo alcune versioni del mito, quella corsa avrebbe contribuito alla formazione della Via Lattea e trasformato parte dell'Africa settentrionale in un deserto.

Zeus, per impedire la distruzione del mondo, intervenne scagliando un fulmine contro Fetonte. Il giovane precipitò nelle acque dell'Eridano, un fiume mitologico che la tradizione successiva avrebbe identificato anche con il Po.

Ed è proprio qui che la leggenda si intreccia con la storia di Torino.

Torino e la leggenda di Fetonte: alle origini di un bosco sacro

Secondo una tradizione legata alle origini mitiche della città, Fetonte sarebbe precipitato sulle sponde del Po, proprio nell'area in cui molti secoli dopo sarebbe sorta la Fontana dei Dodici Mesi.

Le sue sorelle, le Eliadi, disperate per la morte del giovane, raggiunsero il luogo della tragedia e piansero a lungo. Il loro dolore fu così grande che, secondo il racconto mitologico, vennero trasformate in pioppi. Le loro lacrime divennero gocce d'ambra. Attorno a quegli alberi sarebbe nato un bosco sacro, ai cui confini la tradizione colloca un primo insediamento destinato a diventare Torino.

Si tratta naturalmente di una leggenda, non di una ricostruzione storica della fondazione della città, ma è un racconto che continua ad accompagnare uno dei monumenti più suggestivi del Valentino.

La Fontana dei Dodici Mesi e l'Esposizione Generale Italiana del 1898

Turin (Torino), Fountain of the Twelve Months in Valentino Park
 
 
 

Era il 1898. Torino si preparava all'arrivo del Novecento e celebrava il cinquantenario dello Statuto Albertino, promulgato nel 1848 da Carlo Alberto.

Per l'occasione venne organizzata una grande Esposizione Generale Italiana, destinata a mostrare i progressi del Paese nei settori dell'industria, dell'arte e della tecnica.

La sede scelta fu il Parco del Valentino, già protagonista dell'Esposizione del 1884. Il progetto dei padiglioni venne affidato all'architetto Carlo Ceppi, figura di rilievo nell'architettura torinese dell'epoca.

Tra le opere realizzate per l'evento figurava una grande fontana monumentale, pensata per valorizzare l'ingresso dell'area espositiva. Mentre i padiglioni erano costruiti prevalentemente con materiali temporanei, come legno, gesso e tela, la fontana venne realizzata in cemento, con una struttura destinata a durare.

E infatti è proprio lei a essere arrivata fino ai giorni nostri. La Fontana dei Dodici Mesi è considerata l'unica testimonianza architettonica superstite del complesso espositivo del 1898.

Dodici mesi e quattro fiumi: cosa rappresentano le statue della fontana?

Osservandola da vicino, la fontana rivela un insieme di allegorie, decorazioni e giochi d'acqua.

La struttura si sviluppa attorno a una grande vasca ovale, dominata da una terrazza superiore dalla quale scende una cascata centrale, affiancata da due cascate laterali.

Lungo le balaustre si trovano dodici figure femminili che rappresentano i mesi dell'anno. Ogni statua contribuisce a raccontare il trascorrere del tempo, il ciclo delle stagioni e il rapporto tra natura e vita umana.

Nella parte superiore, invece, quattro gruppi scultorei rappresentano i principali corsi d'acqua del territorio torinese: Po, Dora Riparia, Stura di Lanzo e Sangone. Tra le figure troviamo il Po, rappresentato come un uomo barbuto; la Dora, raffigurata come una giovane pastorella; le tre Sture attorno a una ruota di mulino; e il Sangone, che osserva due amanti assetati.

Un insieme di immagini che celebra il legame tra Torino e i suoi fiumi. 

L'opera fonde suggestioni rococò, gusto eclettico e primi richiami allo stile Liberty, testimoniando le trasformazioni artistiche e architettoniche di fine Ottocento.

Eppure, tra tutte queste figure, ce n'è una che continua ad attirare particolarmente l'attenzione dei visitatori.

Il mistero della statua del Po: è davvero il volto di Karl Marx?

Cari lettori e care lettrici, vi invito a osservare attentamente il volto della statua che rappresenta il Po. Non vi ricorda qualcuno?

La lunga barba, i capelli folti e i lineamenti severi hanno alimentato nel tempo una curiosa leggenda: il volto del Po sarebbe ispirato a quello di Karl Marx, filosofo ed economista tedesco. Una somiglianza che non è passata inosservata e che ha dato origine a diverse interpretazioni.

La statua fu realizzata dallo scultore Luigi Contratti, nato a Portogruaro nel 1863 e formatosi all'Accademia Albertina di Torino. Ma Contratti volle davvero rendere un omaggio nascosto a Marx? Oppure si tratta semplicemente di una coincidenza?

Non risultano elementi documentali sufficienti per dimostrare che lo scultore si sia effettivamente ispirato a lui. Il mistero, dunque, rimane aperto.

E forse è proprio questo il bello: una statua realizzata oltre un secolo fa continua a suscitare domande, interpretazioni e curiosità.

Una fontana che attraversa i secoli: i restauri e la sua riscoperta

La Fontana dei Dodici Mesi non è soltanto un monumento storico, ma anche una testimonianza della capacità di Torino di conservare e valorizzare il proprio patrimonio artistico.

Nel corso della sua esistenza ha conosciuto interventi di manutenzione e restauro, tra cui quello documentato dal Comune nel 2003.

Un ulteriore importante ciclo di recupero, realizzato tra il 2014 e il 2019, ha interessato il complesso monumentale. 

Oggi la fontana rimane una delle tappe più interessanti di una passeggiata nel Valentino, tra architettura, arte e memoria cittadina.

Un luogo che merita di essere osservato con calma, soffermandosi sui dettagli delle sculture e sulle storie che le accompagnano. Un monumento che non si limita a celebrare il trascorrere del tempo, ma sembra custodire storie appartenenti a epoche lontanissime.

E allora, la prossima volta che passeggiate al Valentino, fermatevi davanti alla fontana. Cercate il volto barbuto del Po, osservate le dodici figure femminili e provate a immaginare il carro infuocato di Fetonte precipitare verso il fiume.

Perché, a volte, per scoprire un luogo straordinario non occorre andare lontano: basta guardare con occhi diversi ciò che abbiamo sempre avuto sotto gli occhi.

 

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