Ven, 13 Mar, 2026

Torino

Senza consenso è stupro: presidio a Torino contro le modifiche al DDL Bongiorno. Centinaia in piazza Castello

Il 19 febbraio, piazza Castello a Torino si è tinta di determinazione e protesta. Centinaia di persone - attiviste dei centri antiviolenza, sindacati, rappresentanti politici, studenti e cittadine e cittadini - si sono riunite in un presidio unitario per ribadire un principio fondamentale: senza consenso è stupro.

La mobilitazione è nata come risposta alle modifiche apportate in Commissione Giustizia al Senato al cosiddetto DDL Bongiorno, già approvato alla Camera il 25 novembre scorso. L’emendamento contestato elimina il riferimento al “consenso libero e attuale”, sostituendolo con la “volontà contraria” della vittima, da valutare caso per caso.

Cosa cambia nella definizione di consenso

Il nodo centrale della protesta ha riguardato il cambio di prospettiva giuridica nella definizione di violenza sessuale. Nel testo originario, il fulcro era il consenso esplicito e attuale. Con la modifica, invece, l’attenzione si sposta sulla necessità di dimostrare una volontà contraria manifesta.

Secondo le realtà scese in piazza, questo cambiamento rischia di avere conseguenze molto concrete: potrebbe spostare l’onere della prova sulla vittima, indebolire la tutela delle donne nei processi per violenza sessuale e riaprire la strada alla vittimizzazione secondaria, riportando di fatto la giurisprudenza indietro di decenni.

Il timore espresso durante il presidio è chiaro: senza il principio del consenso al centro della norma, le aule di tribunale potrebbero tornare a concentrarsi sul comportamento della vittima invece che su quello dell’aggressore.

«Ci siamo mobilitate perché questa modifica è inaccettabile - ha dichiarato Silvia Lorenzino, avvocata del Centro Antiviolenza SvoltaDonna e portavoce delle Donne Democratiche di Torino.  - Ci riporta a una concezione patriarcale della sessualità dove l’uomo prende l’iniziativa e alla donna resta solo la possibilità di dissentire».

Il rischio concreto è che alle donne venga richiesto di dimostrare un’opposizione “evidente” o “eclatante”, alimentando la cosiddetta vittimizzazione secondaria, già ampiamente denunciata nei processi per violenza sessuale.

Scuola e giovani: “Solo sì vuol dire sì”

Particolarmente significativo è stato l’intervento di un insegnante, che ha evidenziato il legame tra educazione al consenso e prevenzione della violenza di genere. «Soltanto il consenso, soltanto il sì vuol dire sì. Vale per un uomo, per una donna, per una coppia omosessuale. In ogni relazione deve esserci volontà reciproca. Dobbiamo imparare a chiedere e ad accettare i no».

Accanto a lui, studenti e studentesse hanno ribadito che il consenso non è un concetto astratto ma la base di ogni relazione sana. La battaglia normativa è anche una battaglia culturale.

La partecipazione al presidio è stata ampia e trasversale, segno di quanto il tema della libertà e dell’autodeterminazione sia sentito a livello sociale e politico.

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