La vertenza Konecta in Piemonte entra ufficialmente nel dibattito istituzionale a tutti i livelli.
Al centro della crisi occupazionale c’è la decisione di Konecta SpA di chiudere entro giugno 2026 le sedi di Ivrea e Asti, accentrando tutte le attività su Torino. Una scelta che coinvolge oltre 1.100 lavoratrici e lavoratori e che rischia di avere pesanti ricadute economiche e sociali su territori già fragili come il Canavese e l’Astigiano.
“Il lavoro non può diventare un lusso”
Il consigliere regionale Sergio Bartoli (Lista Cirio) ha presentato un’interrogazione a risposta immediata per chiedere alla Regione Piemonte quali iniziative intenda attivare per affrontare la vertenza Konecta.
«Non siamo di fronte a una semplice riorganizzazione aziendale – afferma Bartoli – ma a una decisione che può produrre effetti devastanti sul lavoro, sulla coesione sociale e sull’equilibrio territoriale».
Secondo Bartoli, il problema è aggravato dalle condizioni contrattuali dei dipendenti: «Parliamo in larga parte di contratti part-time, con stipendi compresi tra 750 e 1.100 euro. In queste condizioni il trasferimento forzato verso Torino diventa economicamente insostenibile, trasformando il diritto al lavoro in un costo».
La possibile chiusura delle sedi Konecta di Ivrea e Asti rappresenterebbe un duro colpo per due presìdi occupazionali strategici. «Il Canavese – sottolinea Bartoli – è già segnato da processi di deindustrializzazione. La perdita di Konecta avrebbe effetti a catena su indotto, commercio locale e servizi».
Il consigliere richiama anche l’impatto sociale: «Molti lavoratori sono impegnati nel volontariato, nello sport e nell’associazionismo. Costringerli a lunghi spostamenti quotidiani verso Torino significa impoverire ulteriormente il tessuto delle comunità locali».
Interrogazione parlamentare ai Ministeri
Sulla vertenza è intervenuto anche l’onorevole Alessandro Giglio Vigna della Lega, che ha annunciato il deposito di un’interrogazione parlamentare al Ministero delle Imprese e del Made in Italy e al Ministero del Lavoro.
«La chiusura delle sedi di Ivrea e Asti – dichiara – è una scelta inaccettabile e miope, che ignora la realtà economica e sociale locale. Parliamo di un insediamento industriale fondamentale: perderlo significherebbe desertificare due intere comunità».
Il deputato evidenzia come i lavoratori abbiano segnalato «una situazione insostenibile»: «Con stipendi tra i 750 e i 1.100 euro, affrontare trasferimenti quotidiani verso Torino non è difficile: è impossibile».
Secondo Giglio Vigna, a rendere ancora più grave la decisione è l’assenza di soluzioni alternative. «L’azienda non ha proposto né una riorganizzazione su più sedi, né un utilizzo strutturale dello smart working, né piani di riconversione. Nel frattempo l’indotto locale – pulizie, guardiania, servizi – rischia di crollare».
Il deputato denuncia inoltre una logica di puro accentramento: «Non siamo davanti a un problema logistico, ma a una strategia che espone territori come Ivrea a un processo improvviso di deindustrializzazione».
Regione Piemonte e Governo sotto pressione
Con le interrogazioni depositate a livello regionale e nazionale, Regione Piemonte e Governo sono ora chiamati a intervenire. «Difendere questi lavoratori – conclude Giglio Vigna – significa difendere il tessuto produttivo, il reddito delle famiglie e la dignità dei territori».
Una posizione che converge con l’appello di Bartoli: «Difendere i posti di lavoro Konecta significa difendere il futuro del Piemonte».

