Negli ultimi anni i geni BRCA1 e BRCA2 sono entrati nel linguaggio comune, spesso associati a storie di celebrità, decisioni drastiche e titoli sensazionalistici. In realtà, dietro queste quattro lettere si nasconde uno dei capitoli più importanti della medicina preventiva moderna, che riguarda non solo l’oncologia ma anche la medicina generale, la genetica e la sanità pubblica.
BRCA1 e BRCA2 sono geni oncosoppressori, cioè geni che hanno il compito di riparare i danni al DNA e mantenere la stabilità genetica delle cellule.
Quando una persona eredita una mutazione patogenetica di BRCA1 o BRCA2 la capacità di riparare il DNA è ridotta ed aumenta il rischio di sviluppare alcuni tumori nel corso della vita.
I tumori associati alle mutazioni BRCA
I tumori più frequentemente associati sono quello della mammella (femminile e maschile), dell’ovaio, della prostata, del pancreas e, in misura minore, il melanoma.
È fondamentale chiarire un punto: essere portatori di una mutazione BRCA non significa avere un tumore, ma avere un rischio significativamente più alto rispetto alla popolazione generale.
Nella popolazione generale circa 1 persona su 400–500 è portatrice di una mutazione BRCA1 o BRCA2.
In alcuni gruppi etnici (es. popolazione ebraica Ashkenazita) la prevalenza sale fino a 1 su 40.
In Italia si stima che decine di migliaia di persone siano portatrici di una mutazione BRCA, ma che la maggior parte non lo sappia ancora.
Il grande sommerso dei portatori inconsapevoli
Il vero nodo critico non è la rarità della mutazione, ma il fatto che molti portatori non vengono mai identificati.
Si stima che oltre il 70–80% dei portatori BRCA sia inconsapevole. Spesso la mutazione viene scoperta solo dopo una diagnosi di tumore, quando l’obiettivo non è più la prevenzione primaria. Questo sommerso è dovuto a diversi fattori come scarsa conoscenza del tema, sottovalutazione della storia familiare, accesso disomogeneo alla consulenza genetica, paura dello stigma o delle conseguenze psicologiche.
Il test BRCA non è uno screening di massa, ma va proposto in modo mirato.
Secondo le principali linee guida, dovrebbero essere indirizzate a consulenza genetica le persone con tumore mammario in età giovane, tumore ovarico, tumore mammario triplo negativo <60 anni, tumore mammario maschile, più casi di tumore mammario/ovarico nella stessa famiglia o associazione di tumori tipici BRCA (mammella, ovaio, prostata, pancreas).
Il medico di famiglia ha un ruolo chiave: raccogliere una buona anamnesi familiare oncologica può fare la differenza tra prevenzione e diagnosi tardiva.
Come cambia la prevenzione nei portatori BRCA
Essere portatori BRCA cambia la strategia di prevenzione, che può includere: sorveglianza intensiva (RM mammaria, ecografie, PSA mirato), chemioprevenzione in casi selezionati e chirurgia di riduzione del rischio (mastectomia e/o annessiectomia).
Ogni decisione deve essere: personalizzata, condivisa e accompagnata da supporto psicologico.
L’effetto Angelina Jolie
Nel 2013 Angelina Jolie rese pubblicò la sua scelta di sottoporsi a mastectomia bilaterale profilattica, dopo aver scoperto di essere portatrice di una mutazione BRCA1.
La sua storia è importante per almeno tre motivi: ha aumentato enormemente la consapevolezza pubblica sul tema, ha mostrato che la prevenzione può essere una scelta attiva, non una condanna e ha anche evidenziato i rischi della semplificazione mediatica.
Il cosiddetto “effetto Angelina Jolie” ha portato ad un aumento delle richieste di test genetici, a maggiore attenzione alla storia familiare, ma anche a richieste inappropriate, senza indicazione clinica.
Le prospettive future sono molto promettenti, con test genetici sempre più accessibili e rapidi, migliore selezione dei pazienti da testare, terapie mirate (es. PARP-inibitori) sempre più efficaci nei portatori BRCA, integrazione della genetica nella medicina di famiglia ed un possibile ampliamento dello screening genetico in popolazioni selezionate.
Testare meglio, non testare tutti
Il futuro non è “testare tutti”, ma testare meglio.
In conclusione BRCA1 e BRCA2 rappresentano un esempio concreto di come la medicina moderna possa anticipare la malattia, personalizzare la prevenzione e ridurre mortalità e sofferenza.
La vera sfida oggi è far emergere il sommerso, partendo da una corretta informazione e da una solida alleanza tra specialisti, medici di famiglia e cittadini.

