Dom, 25 Gen, 2026

Dai pannoloni alle cure definitive: interventi mini-invasivi contro l’incontinenza post-prostata

Dai pannoloni alle cure definitive: interventi mini-invasivi contro l’incontinenza post-prostata

Non più cerotti, ma cure vere. Il Piemonte decide di voltare pagina nella gestione dell’incontinenza urinaria post-chirurgica, una delle conseguenze più diffuse e invalidanti dopo l’asportazione del tumore alla prostata.

Con l’approvazione di un ordine del giorno presentato dal consigliere del Movimento 5 Stelle, Alberto Unia,  collegato al Piano socio-sanitario 2025-2030, il Consiglio regionale sceglie di puntare sugli interventi mini-invasivi, abbandonando la logica emergenziale fatta di pannoloni e assistenza passiva.

«Stop alle soluzioni tampone - spiega Unia - la sanità deve tornare a curare, non solo a contenere. E' una svolta costruita anche grazie al contributo scientifico della Fondazione Italiana Continenza e della Società Italiana di Urodinamica, chiamate a supportare un cambio di paradigma atteso da anni».

I numeri spiegano l’urgenza dell’intervento: l’incontinenza urinaria è la complicanza funzionale più frequente dopo la prostatectomia radicale, con un’incidenza che arriva fino all’80% nella fase iniziale e che resta cronica nell’8–10% dei pazienti negli anni successivi. Una condizione che mina autonomia, dignità e qualità della vita, soprattutto negli anziani, ma che continua a essere affrontata quasi esclusivamente con presidi assorbenti, a costi altissimi per il sistema sanitario.

Eppure le alternative esistono. I dispositivi chirurgici mini-invasivi consentono di controllare – e spesso risolvere – l’incontinenza, migliorando in modo drastico la quotidianità dei pazienti. Tecnologie efficaci che però, troppo spesso, restano fuori dai percorsi standard di cura.

«Continuare a spendere milioni in pannoloni quando si potrebbe intervenire alla radice è una contraddizione che la sanità pubblica non può più permettersi» è il messaggio politico che accompagna l’iniziativa di Unia.

Il Piemonte ora punta a entrare da protagonista nella sperimentazione nazionale sull’impiego di questi dispositivi, affiancando la Città della Salute e della Scienza di Torino, candidata come centro di alta specialità. Una scelta coerente con il ruolo già ricoperto dalla Regione, unica in Italia ad aver istituito una Rete Regionale per l’Incontinenza riconosciuta come Centro di Terzo Livello, punto di riferimento per i casi clinici più complessi e per l’innovazione chirurgica.

L’atto approvato impegna la Giunta guidata da Alberto Cirio a muoversi su più fronti: sollecitare l’avvio della sperimentazione anche in Conferenza Stato-Regioni, garantire il pieno supporto operativo e informativo e valutare l’inserimento di queste terapie nei Livelli essenziali di assistenza (LEA), rendendole finalmente accessibili a tutti i cittadini che ne hanno diritto.

Con questo atto, il Piemonte potrebbe diventare il laboratorio di una sanità più moderna e coraggiosa, capace di investire su interventi risolutivi invece di limitarsi a gestire le conseguenze. Una scelta che non riguarda solo i bilanci, ma la dignità di migliaia di persone costrette ogni giorno a convivere con una condizione che oggi, sempre più spesso, può essere curata.

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