La memoria prende forma nelle immagini e chiede di essere guardata senza filtri. È da Palazzo Lascaris, sede del Consiglio regionale del Piemonte, che mercoledì è stata presentata Seeing Auschwitz – Uno sguardo su Auschwitz, una delle più importanti mostre fotografiche internazionali dedicate alla Shoah, in arrivo a Torino dal 23 gennaio negli spazi dell’Archivio di Stato di Torino.
La conferenza stampa non è stata solo un’anteprima istituzionale, ma un momento di riflessione collettiva sul senso stesso della memoria oggi. Perché Seeing Auschwitz non racconta soltanto il passato: interroga il presente e il modo in cui scegliamo di guardarlo.
Un ritrovamento che cambia la storia delle immagini
Tutto comincia nel gennaio del 1945. Lilly Jacob, giovane ebrea ungherese sopravvissuta ad Auschwitz-Birkenau, cerca qualcosa per coprirsi dal freddo in una baracca delle SS nel campo di Dora-Mittelbau, dopo la liberazione. In un faldone abbandonato trova circa cento fotografie. Ritraggono l’arrivo dei deportati, le selezioni, l’attesa prima della morte. Sono immagini scattate dai nazisti per documentare l’efficienza del sistema di sterminio. Quelle foto, note oggi come Auschwitz Album, diventano una delle prove visive più sconvolgenti della Shoah.
È da quel nucleo che prende forma Seeing Auschwitz, progetto espositivo nato nel 2020, commissionato da ONU e UNESCO, prodotto da Musealia in collaborazione con il Museo statale Auschwitz-Birkenau.
Tre sguardi sull’orrore
Come ha spiegato Dario Disegni, presidente della Comunità ebraica di Torino, la mostra è «originale e straordinaria» perché costruita attorno a tre sguardi: quello dei carnefici, fissato nelle fotografie ufficiali; quello delle vittime, attraverso gli scatti clandestini realizzati dai prigionieri del Sonderkommando con l’aiuto della resistenza polacca; e infine lo sguardo distante degli Alleati, dalle immagini aeree di ricognizione.
Un confronto che mette in crisi lo spettatore e lo costringe a interrogarsi non solo su chi ha scattato quelle immagini, ma su chi oggi le osserva.
Durante la presentazione è stata letta una lettera della senatrice a vita Liliana Segre, che ha definito Seeing Auschwitz «un progetto di rilievo mondiale. La memoria della Shoah - ha scritto - ha bisogno anche delle immagini: testimonianze visive capaci di costruire una memoria condivisa e concreta, soprattutto per le nuove generazioni».
Il presidente del Consiglio regionale Davide Nicco ha richiamato le responsabilità storiche dell’Italia fascista, mentre il vicepresidente Domenico Ravetti ha sottolineato che ricordare non significa limitarsi alla commemorazione, ma praticare ogni giorno i valori democratici. Per l’assessora alla Cultura di Torino Rosanna Purchia, il messaggio è netto: «Il male non appartiene solo al passato».
Fotografia, modernità e banalità del male
Una lettura storica e culturale delle immagini è arrivata da Marco Brunazzi, presidente del Centro Studi "Gaetano Salvemini" che ha posto l’accento sul rapporto profondo tra Shoah, modernità e fotografia. «Gli scatti esposti - ha spiegato - non mostrano solo la violenza, ma la sua organizzazione razionale e industriale: una macchina di morte costruita secondo criteri di efficienza, burocrazia e normalità». Le fotografie di Auschwitz interrogano così non soltanto chi le ha scattate, ma chi oggi le guarda, rivelando «la continuità inquietante tra il male e la sua banalità» e costringendo lo spettatore a misurarsi con il proprio ruolo di testimone tardivo.
La mostra è accompagnata da attività didattiche, incontri pubblici e percorsi di formazione. Come ha ricordato Stefano Benedetto, direttore dell'Archivio di Stato di Torino, «gli archivi non sono solo luoghi di conservazione, ma presidi civili: educare allo sguardo critico, in una società saturata di immagini, è oggi una necessità democratica».
Un’anteprima che prepara allo sguardo
Una selezione introduttiva della mostra è visitabile gratuitamente negli spazi di Palazzo Lascaris: fotografie e pannelli che anticipano il percorso espositivo e accompagnano il pubblico verso l’Archivio di Stato in piazzetta Mollino 1 fino al 31 marzo, dal liunedì al venerdì dalle 10 alle 18 ad ingresso gratuito.
Seeing Auschwitz non è solo una mostra fotografica. È un esercizio di consapevolezza. Perché guardare queste immagini, oggi, significa assumersi la responsabilità di ciò che la storia ci ha consegnato — e di ciò che scegliamo di fare con quella memoria.

