Dom, 25 Gen, 2026

Torino

Una statuina che parla al cuore del Paese: con Coldiretti e Confartigianato il Presepe è racconto di lavoro e dignità

C’è un gesto semplice, antico, capace ancora oggi di farsi voce del presente e profezia del futuro. È quello che si compie attorno al presepe, dove ogni figura racconta una storia di vita, di fatica e di speranza. In questo solco si inserisce la consegna della statuina del Presepe 2025, donata da Coldiretti Torino e Confartigianato Torino ai vescovi della provincia torinese.

A guidare questo momento carico di significato sono stati i presidenti Bruno Mecca Cici e Dino De Santis, che hanno consegnato il simbolo del Made in Italy all’arcivescovo di Torino Roberto Repole, al vescovo di Ivrea Daniele Salera e al vescovo di Pinerolo Derio Olivero.

La statuina rappresenta due mondi fondamentali per il Paese: l’agricoltura e le costruzioni. Due settori che parlano di terra, mani, sacrificio e futuro. Al centro, un messaggio chiaro e potente: non c’è progresso senza dignità del lavoro, non c’è lavoro senza sicurezza.

Il presepe come racconto del nostro tempo

L’iniziativa si inserisce nel progetto pluriennale di Confartigianato, realizzato insieme a Coldiretti e alla Fondazione Symbola, per valorizzare la tradizione del presepe in tutte le diocesi italiane. Un cammino che, anno dopo anno, arricchisce la Natività con figure capaci di parlare del presente e di indicare il futuro.

Il presepe, del resto, è molto più di una rappresentazione sacra: è la Buona Novella che diventa quotidianità, è rinascita nei momenti difficili, è comunità che cammina insieme. Accanto al Bambinello, da sempre, vivono artigiani, agricoltori, pastori, donne al lavoro, animali: la vita vera, quella di ogni giorno.

Negli anni, le statuine hanno raccontato la solidarietà durante il Covid (2020), l’innovazione digitale (2021), la sostenibilità ambientale (2022), la formazione e l’apprendistato (2023), la qualità del cibo Made in Italy (2024). Oggi, nel 2025, il racconto si fa ancora più concreto: sicurezza, rispetto, centralità della persona.

«La statuina di quest’anno – sottolinea De Santis – rappresenta la capacità degli imprenditori artigiani di costruire comunità attorno al lavoro. Richiama l’importanza della sicurezza come attenzione concreta verso le persone, perché ogni attività produttiva deve prima di tutto tutelare la vita e la dignità». Un segno di speranza e inclusione, reso possibile dall’opera del maestro artigiano leccese Claudio Riso, capace di tradurre valori complessi in un simbolo immediato e universale.

Sulla stessa linea le parole di Mecca Cici: «Anche una statuina, posata con cura nella scena del presepe, può diventare un segnale forte di attenzione verso la dignità del lavoro. Vorremmo che chi la osserva pensasse a quanto spesso il lavoro – a partire da quello degli agricoltori – non riceva il giusto riconoscimento. Ma è anche un richiamo alla cultura della sicurezza: non c’è dignità senza formazione, consapevolezza e tutela della salute».

Un segno che resta nel tempo e parla alle coscienze

Sotto l’egida del Manifesto di Assisi, con il patrocinio della Fondazione Fratelli Tutti e di Avvenire, Coldiretti, Confartigianato e Symbola continuano a offrire il loro contributo a quella che definiscono una “narrazione gentile”: un racconto capace di unire fede, lavoro e futuro.

In un tempo attraversato da incertezze e ferite, una piccola statuina diventa così memoria e impegno, carezza e responsabilità. Un invito silenzioso, ma potente, a rimettere al centro la persona, perché è lì – come nel presepe – che nasce davvero la speranza.

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