Ven, 29 Ago, 2025

Svolta in un cold case del 2016: arrestato per omicidio un 62enne residente a Torino. Il cadavere di Momcilo Bakal di Leini ritrovato dopo otto anni

Dopo otto lunghi anni di mistero, arriva una svolta nel caso della scomparsa di Momcilo Bakal, il piccolo imprenditore bosniaco residente a Leinì, sparito nel nulla nel luglio del 2016. Nella mattinata del 22 luglio, i Carabinieri del Reparto Operativo di Torino hanno arrestato un uomo di 62 anni, di origine serba, già noto alle forze dell’ordine e residente nel capoluogo subalpino.

L’uomo è gravemente indiziato del reato di omicidio volontario aggravato dalla premeditazione e dall’occultamento di cadavere. Il corpo di Bakal è stato ritrovato solo nell’estate del 2024, dopo lunghe indagini che hanno visto impiegati negli anni vigili del fuoco, cani molecolari, sommozzatori e, più di recente, sofisticati strumenti tecnologici e accertamenti incrociati attraverso la banca dati del DNA.

Le indagini, coordinate dalla Procura della Repubblica di Ivrea, hanno consentito di ricostruire i movimenti della vittima e del suo presunto assassino fino a un terreno in località Villaretto, non distante dai luoghi frequentati da Bakal. È proprio lì che gli investigatori dell’Arma, dopo una complessa attività di scavi, hanno rinvenuto il corpo dell’uomo scomparso.

Determinanti sono stati i nuovi riscontri emersi dopo il 2023, che hanno permesso agli inquirenti di confutare le versioni fornite dall’indagato e di ricostruire una dinamica inquietante: secondo le prime risultanze tecnico-scientifiche, l’uomo avrebbe avvelenato Bakal per poi seppellirne il corpo, facendo sparire anche l’autovettura della vittima per simulare un allontanamento volontario.

Il movente dell’omicidio, secondo gli investigatori, sarebbe da ricondurre a forti contrasti economici tra i due. L’arresto del 62enne è avvenuto in seguito alla notifica di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Tribunale di Ivrea, su richiesta della stessa Procura. L’uomo è stato trasferito presso la casa circondariale “Lorusso e Cutugno” di Torino.

Una vicenda complessa che, dopo anni di silenzi e ipotesi, sembra finalmente aver trovato giustizia.

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