Lun, 13 Apr, 2026

Torino

Torino, “passeggiate tricolore” contro degrado e furti. Ma è polemica politica sulle ronde nei quartieri a rischio

Tornano in strada i volontari del Comitato Torino Tricolore e riaccendono il dibattito sulla sicurezza urbana. Nella serata di ieri, il gruppo ha attraversato il quartiere di San Donato, recentemente inserito tra le cosiddette “zone rosse” della città, dove nelle ultime settimane si sono moltiplicati episodi di microcriminalità: spaccate ai negozi, vetri infranti e furti nelle auto.

“Non sono ronde”: la versione del comitato

A guidare l’iniziativa è stato il portavoce Matteo Rossino, che ha rivendicato la natura “civica” dell’azione«Non sono ronde ma passeggiate tricolore contro il degrado - ha dichiarato, sottolineando come l’obiettivo sia quello di - “occupare” simbolicamente le strade per sottrarle a pusher e criminali».

Secondo Rossino, vivere i quartieri senza paura sarebbe un diritto ormai compromesso«La nostra presenza è un modo per ristabilire, nel nostro piccolo, una normalità che molti cittadini non sentono più».

Dopo le precedenti uscite in piazza Bengasi, Mirafiori e San Salvario, il gruppo ha quindi scelto San Donato come nuovo teatro dell’iniziativa, proprio per l’aumento delle segnalazioni di reati.

Zone rosse e sicurezza: il nodo politico

Il ritorno delle “passeggiate” arriva in un momento delicato per Torino, dove l’introduzione delle zone rosse ha già acceso lo scontro politico. Da un lato, chi invoca più controlli e tolleranza zero; dall’altro, chi teme derive verso forme di giustizia fai-da-te. Il comitato insiste sull’apertura delle iniziative: «Chiunque ami Torino può unirsi. Più siamo, più possiamo cambiare le cose».

Un appello che però divide. Se alcuni residenti vedono nelle “passeggiate” un segnale di presenza e deterrenza, altri sollevano dubbi sulla legittimità e sull’efficacia di azioni non coordinate con le forze dell’ordine.

Tra paura e partecipazione: la città si spacca

Il caso di San Donato diventa così emblematico di una città sospesa tra insicurezza percepita e risposte spontanee dei cittadini. Il rischio, secondo i critici, è quello di alimentare tensioni e sostituire il ruolo delle istituzioni con iniziative autonome. 

Nel frattempo, tra vetri rotti e serrande forzate, resta il dato di fatto: la domanda di sicurezza cresce. E con essa, anche le polemiche su come garantirla davvero.

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