Domani, martedì 14 aprile, il Consiglio regionale del Piemonte discuterà l’atto di indirizzo presentato da Alleanza Verdi e Sinistra (AVS) sui cosiddetti “nuovi OGM”, tema destinato a incidere profondamente sugli equilibri dell’agricoltura piemontese e sulle politiche agroalimentari europee. Al centro del documento, depositato nei mesi scorsi dalla consigliera Alice Ravinale, c’è la richiesta di una linea politica chiara contro la deregolamentazione delle nuove tecniche genomiche (NGT), note in Italia come TEA, Tecniche di Evoluzione Assistita.
La questione arriva in aula mentre a Bruxelles si avvicina il confronto decisivo sulla proposta della Commissione europea che punta ad alleggerire i vincoli normativi per l’immissione sul mercato di piante ottenute tramite NGT. Una scelta che, secondo Ravinale e numerose organizzazioni agricole, rischia di favorire le grandi multinazionali sementiere a scapito dei piccoli produttori, dei consumatori e delle filiere di qualità.
Il nodo politico: deregolamentazione e brevetti
Secondo l’Associazione Rurale Italiana (ARI), tra i punti più critici della proposta europea figurano l’eliminazione dell’obbligo di etichettatura e tracciabilità e il rafforzamento del sistema brevettuale sulle sementi. Un impianto normativo che, denunciano le associazioni del settore, potrebbe concentrare ulteriormente il mercato nelle mani di pochi colossi internazionali.
Come già accaduto con i vecchi OGM, anche le nuove varietà ottenute con editing genomico sarebbero in larga parte protette da brevetti industriali, limitando l’autonomia degli agricoltori e mettendo in difficoltà le piccole e medie aziende sementiere.
Impatto ambientale e agricolo: a rischio biodiversità e filiere locali
Sul piano ambientale, il timore principale riguarda la possibile contaminazione delle colture convenzionali, biologiche e delle varietà tradizionali locali. In Piemonte, dove il sistema agroalimentare si fonda su produzioni identitarie e certificate, il rischio è particolarmente elevato.
Le conseguenze per gli agricoltori potrebbero essere pesanti: aumento del costo delle sementi; obbligo di utilizzo di fitosanitari specifici; rischio di contenziosi per violazione di brevetto; perdita di certificazioni DOP e IGP; erosione irreversibile delle varietà agricole tradizionali.
Secondo AVS, l’introduzione senza adeguate garanzie delle NGT potrebbe inoltre accelerare la scomparsa delle piccole aziende sementiere piemontesi, incapaci di sostenere i costi di ricerca e sviluppo necessari per competere con i grandi gruppi.
La proposta UE prevede anche una forte riduzione degli obblighi informativi verso i consumatori. Senza etichettatura obbligatoria, diventerebbe impossibile sapere se un alimento contiene o deriva da nuovi OGM.
Un elemento che, secondola consigliera AVS, minaccia la fiducia nei marchi biologici e nei prodotti a chilometro zero, pilastri del modello agroalimentare piemontese.
La protesta non riguarda solo il Piemonte. Più di 200 organizzazioni europee — tra cui Slow Food, associazioni di agricoltori e breeder indipendenti — hanno sottoscritto una dichiarazione congiunta contro la deregolamentazione dei nuovi OGM, chiedendo che restino obbligatorie: valutazione preventiva dei rischi; monitoraggio scientifico; sistemi di identificazione e rilevamento; tracciabilità lungo tutta la filiera; etichettatura chiara per cittadini e operatori.
Il silenzio della Regione Piemonte e il sostegno del Governo
AVS punta il dito anche contro il Governo nazionale. Il Ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida, esponente di Fratelli d’Italia, ha finora espresso parere favorevole alla proposta europea, suscitando critiche da parte delle associazioni agricole minori.
Nel mirino anche la Giunta regionale piemontese, accusata di non aver assunto finora una posizione pubblica netta su un dossier che riguarda direttamente uno dei comparti economici strategici della regione.
I numeri confermano la posta in gioco: nel 2023 la DOP economy piemontese ha generato un valore di circa 1,64 miliardi di euro, rendendo il Piemonte la quarta regione italiana per produzioni a denominazione di origine. Solo il comparto vitivinicolo supera 1,3 miliardi di euro, con un’incidenza del 19% sull’intero agroalimentare regionale.
Un patrimonio economico e ambientale che, secondo AVS, rischia di essere compromesso da un regime NGT privo di adeguate misure di coesistenza e tutela.
La richiesta: zone libere da OGM e monitoraggio regionale
Con l’ordine del giorno in discussione domani, AVS chiede che la Regione Piemonte: adotti il principio di precauzione sull’uso delle NGT; sostenga l’obbligo di tracciabilità ed etichettatura; valuti l’istituzione di zone libere da OGM e NGT; attivi sistemi di monitoraggio sugli effetti delle nuove tecniche genomiche sulle filiere piemontesi.
La discussione in aula si preannuncia come un banco di prova politico per capire se il Piemonte intenda schierarsi a difesa della biodiversità agricola e delle sue produzioni identitarie o seguire la linea europea della liberalizzazione genetica.

