Basta lasciare alle spalle il traffico per entrare in un piccolo mondo. Qui vive il MAU, il Museo d’Arte Urbana di Torino: oltre 200 opere da scoprire passeggiando con il naso all’insù
Ci sono musei nei quali si entra da una porta. E poi ce n’è uno, a Torino, nel quale si entra semplicemente svoltando l’angolo.
Non serve il biglietto. Non ci sono tornelli. Nessuno vi chiederà di lasciare lo zaino al guardaroba.
Serve soltanto una cosa: camminare lentamente e alzare gli occhi.
Siamo a Borgo Campidoglio, poco fuori dal centro di Torino, tra via Fabrizi, corso Tassoni, corso Svizzera e via Cibrario. E bastano pochi passi per avere una sensazione piuttosto strana: quella di essere ancora in città e, contemporaneamente, di esserne usciti.
Un piccolo paese nascosto dentro Torino
Le strade si fanno più strette. Le case si abbassano. Dietro i portoni si intuiscono cortili e piccoli spazi verdi.
Ci sono botteghe, negozi, laboratori, persone che si conoscono e quella dimensione di vicinato che nelle grandi città sembra appartenere sempre più spesso ai ricordi.
Borgo Campidoglio conserva ancora qualcosa del suo passato popolare e operaio.
È un piccolo paese sopravvissuto dentro la metropoli. Ma è quando si alza lo sguardo che arriva la sorpresa. Su una facciata compare un volto. Poco più avanti esplodono colori e forme. Dietro un altro angolo una parete racconta una storia.
Benvenuti nel MAU – Museo d’Arte Urbana di Torino.
Solo che il museo, qui, coincide con il quartiere.
Quando le pareti delle case diventano tele
La storia comincia nei primi anni Novanta.
Nel 1991 prende forma un progetto per valorizzare le caratteristiche sociali, urbanistiche e architettoniche del Borgo Vecchio Campidoglio.
Poi arriva il 1995.
E qualcuno ha un’intuizione tanto semplice quanto rivoluzionaria: perché non utilizzare anche l’arte per raccontare e trasformare il quartiere?
Le pareti delle abitazioni e dei negozi cominciano così a diventare tele. Non dentro uno spazio espositivo costruito appositamente, ma sulle case nelle quali le persone continuano ad abitare.
Nasce il MAU, considerato il primo progetto italiano concretamente realizzato con l’obiettivo di creare un insediamento permanente di arte contemporanea all’aperto all’interno di un grande centro urbano.
Da allora il museo non ha praticamente mai smesso di crescere.
Oggi sono oltre 200 le opere presenti nel Borgo Campidoglio, realizzate nel corso degli anni da più di cento artisti. E per vederle non bisogna seguire necessariamente un percorso prestabilito.
Anzi. Forse il modo più bello è proprio perdersi.
Canto Metropolitano, dove tutto sembra cominciare
Camminando si arriva in via Musinè 25.
Qui vale la pena fermarsi.
Sulla parete rivolta verso corso Svizzera c’è una delle opere simbolo del MAU: “Canto Metropolitano” di Mercurio Salvatore Lo Grasso. È uno dei murales storici, realizzato nel 1995. Un tappeto fitto di foglie avvolge una figura umana. Il volto quasi scompare dentro la vegetazione. Uomo e natura sembrano confondersi.
Ci si ferma qualche secondo.
Ed è proprio allora che si capisce il senso di questo museo: non occorre sapere tutto dell’opera per esserne catturati.
La si incontra. La si guarda. E magari ce la si porta dietro per qualche strada.
Murales che non vogliono soltanto decorare
Continuando la passeggiata ci si accorge che molte opere non sono nate semplicemente per rendere più belle le facciate. Raccontano paure, diritti, ambiente, discriminazioni, violenza, futuro.
C’è “Mosche” di Sergio Ragalzi, con il suo scenario inquietante nel quale l’uomo è costretto a fare i conti con la propria fragilità e con la possibilità di non essere affatto eterno. C’è “Un altro mondo possibile” di Mono Carrasco, contro il razzismo. E c’è la “Madonna di Kobane” di Diego Testolin, sulla parete dell’oratorio della chiesa di Sant’Alfonso, un’opera che richiama il dramma della violenza sulle donne.
Sono immagini diversissime. Non esiste un unico tema. Il filo che le unisce è forse proprio questo: portare una domanda nello spazio pubblico.
Perché qui l’arte non aspetta di essere cercata. Ti compare davanti mentre vai a comprare il pane.
Anche una panchina può diventare arte
A un certo punto bisogna smettere di guardare soltanto i muri. Perché al Campidoglio l’arte è arrivata anche sulle panchine.
Nel 2008, da un’idea dell’artista e grafico Vito Navolio, nasce il progetto delle Panchine d’Autore, ispirate ai grandi protagonisti dell’arte del Novecento.
Il progetto parte da piazza Moncenisio e progressivamente si allarga ad altri angoli del Borgo. Ed è difficile immaginare qualcosa che racconti meglio la filosofia del MAU.
L’arte non è qualcosa da tenere a distanza. Ci si può persino sedere sopra.
Un museo nato con il quartiere
Forse, però, il particolare più importante del MAU non è scritto su nessuna parete. È il modo in cui tutto questo è nato.
Il progetto è cresciuto attraverso il coinvolgimento di artisti, cittadini, proprietari degli immobili, commercianti, associazioni, scuole e istituzioni.
Nel 2000 il MAU diventa un’associazione autonoma e nel 2001 entra nella Carta Musei della Regione Piemonte.
Negli anni arrivano collaborazioni con realtà culturali e istituzionali del territorio, dall’Accademia Albertina al Museo Diffuso della Resistenza, fino alle scuole e alle associazioni.
E l’esperienza nata al Campidoglio comincia anche a uscire dal quartiere.
Dal 2014 l’arte pubblica legata al MAU raggiunge altre zone di Torino e dell’area metropolitana, con circa 60 ulteriori interventi tra Falchera, Mirafiori Sud, Vallette, Borgo Vittoria, Vanchiglia e altri luoghi.
Ma il cuore resta qui. Tra queste stradine.
Il MAU continua a vivere anche nel 2026
La cosa più interessante è che questa non è una storia da raccontare soltanto al passato.
A oltre trent’anni dalla nascita, Borgo Campidoglio continua a essere un laboratorio culturale aperto.
Anche nel 2026 il quartiere è stato coinvolto in nuovi progetti artistici. Tra questi DIA_LOGHI – Inter et extra moenia, iniziativa che ha messo in relazione Torino e Cuneo attraverso arte contemporanea, architettura e partecipazione.
E ancora una volta non sono state coinvolte soltanto le pareti. Cortili, androni e botteghe sono entrati nel progetto. Perché al Campidoglio il confine tra museo e quartiere è sempre stato molto sottile.
Forse non esiste affatto.
Una Torino diversa, da scoprire lentamente
Quando arriva il momento di tornare verso le grandi strade della città, viene quasi spontaneo voltarsi indietro.
Perché Borgo Campidoglio ha uno strano effetto. Non impressiona con monumenti giganteschi. Non ha bisogno di scenografie. Ti conquista poco alla volta.
Una finestra. Una bottega. Una panchina. Un murale. Un cortile intravisto attraverso un portone. E poi un’altra parete colorata che obbliga a fermarsi ancora.
È una Torino diversa da quella delle cartoline, più intima, popolare e sorprendente. Una Torino da attraversare senza fretta. Magari senza nemmeno consultare troppo la mappa.
Perché una volta arrivati al Campidoglio la regola è semplicissima: lasciate il telefono in tasca, camminate e tenete il naso all’insù.
Il prossimo quadro potrebbe essere proprio dietro l’angolo.
MAU – Museo d’Arte Urbana di Torino
Il MAU è è in via Rocciamelone 7/c e organizza iniziative, attività culturali, laboratori e percorsi alla scoperta delle opere del Borgo Campidoglio.