Dalle proprietà digestive agli usi in cucina, passando per miti, tradizioni e curiosità: tutto sull’alloro, il Laurus nobilis simbolo di gloria e sapienza fin dall’antichità
Basta una foglia per cambiare il profumo di un piatto. L’alloro, protagonista da secoli della cucina mediterranea, è però molto più di una semplice pianta aromatica: accompagna la storia dell’uomo dall’antica Grecia ai giorni nostri, passando dalle corone degli imperatori romani a quelle che ancora oggi festeggiano i neolaureati.
Il suo nome scientifico è Laurus nobilis e appartiene alla famiglia delle Lauracee.
È un arbusto o albero sempreverde, dalle caratteristiche foglie coriacee e intensamente aromatiche, capace di raggiungere anche una decina di metri di altezza.
Diffuso e coltivato soprattutto nelle regioni dal clima temperato e mediterraneo, dell’alloro si utilizzano principalmente le foglie, fresche o essiccate, mentre dai frutti si ricavano tradizionalmente preparazioni impiegate anche nella cosmesi.
Dalla Grecia a Roma: l’alloro simbolo di gloria
Poche piante possono vantare un legame così stretto con la cultura occidentale.
Nell’antichità greco-romana l’alloro era sacro ad Apollo ed era considerato simbolo di sapienza, gloria e vittoria. Le sue fronde venivano intrecciate per realizzare corone destinate a poeti, condottieri e vincitori.
Nella mitologia greca il lauro era legato anche alla storia di Apollo e Dafne: proprio “Dafne” era il nome greco associato alla pianta. A Roma la corona d’alloro divenne uno dei simboli più riconoscibili del trionfo e dell’autorità.
La sua fama attraversò i secoli. Nel Medioevo e nel Rinascimento l’alloro continuò a rappresentare l’eccellenza intellettuale e poetica: non sorprende quindi vedere Dante e Petrarca raffigurati con il capo cinto dalle sue fronde. Petrarca, in particolare, fu solennemente incoronato poeta in Campidoglio.
Alloro e proprietà: cosa sappiamo oggi
La tradizione popolare ha attribuito all’alloro numerose proprietà, soprattutto digestive, aromatiche ed espettoranti. Infusi e decotti di foglie sono stati utilizzati per generazioni dopo pasti abbondanti o in presenza di sensazioni di gonfiore.
È però opportuno distinguere la tradizione erboristica dalle evidenze cliniche: molti degli effetti terapeutici storicamente attribuiti all’alloro non dispongono oggi di prove scientifiche sufficientemente solide per considerarlo una cura per specifiche patologie.
Anche l’EMA distingue attentamente tra impieghi tradizionali delle preparazioni vegetali e indicazioni sostenute da valutazioni scientifiche.
L’alloro resta comunque una pianta interessante per la presenza di oli essenziali e numerosi composti aromatici, che sono anche responsabili del suo profumo inconfondibile.
In passato le preparazioni a base di alloro venivano utilizzate soprattutto per favorire la digestione, contrastare la sensazione di gonfiore e accompagnare i tradizionali rimedi contro i disturbi stagionali.
Dai frutti freschi si può inoltre ricavare il cosiddetto burro di lauro, storicamente utilizzato nella produzione di cosmetici e saponi.
Attenzione agli oli essenziali
Un punto importante, spesso trascurato riguarda la differenza tra usare qualche foglia di alloro in cucina e assumere preparazioni concentrate o oli essenziali.
Gli oli essenziali sono prodotti molto più concentrati e non devono essere considerati automaticamente innocui perché “naturali”. Studi e valutazioni sulla composizione dell’olio essenziale di Laurus nobilis hanno evidenziato la presenza di diverse sostanze biologicamente attive; per questo il suo impiego concentrato richiede prudenza.
Alloro in cucina: dove usarlo
È probabilmente ai fornelli che l’alloro continua a dare il meglio di sé. Il suo profumo intenso, balsamico e leggermente speziato permette di caratterizzare una grande varietà di preparazioni.
È perfetto con minestre, zuppe e legumi, in particolare fagioli e lenticchie, ma accompagna molto bene anche brasati, arrosti, selvaggina e stufati. Trova spazio nelle preparazioni di pesce e crostacei e nei classici court-bouillon.
Ottimo anche con patate al forno, castagne bollite, conserve e verdure sott’olio, può essere utilizzato per profumare brodi, marinature e sughi dalla lunga cottura.
Un piccolo accorgimento: generalmente la foglia viene lasciata intera durante la preparazione e rimossa prima di servire, perché rimane piuttosto coriacea anche dopo la cottura.
Alloro fresco o secco?
Entrambi funzionano, ma il risultato cambia.
Le foglie fresche hanno un aroma più verde e pungente, mentre quelle essiccate sviluppano un profumo più equilibrato e sono particolarmente comode per le lunghe cotture.
Per conservarle è preferibile tenerle in un contenitore ben chiuso, lontano da luce, calore e umidità: in questo modo mantengono più a lungo le sostanze aromatiche.
Una curiosità: perché la laurea si chiama proprio così?
Qui la storia dell’alloro arriva direttamente ai giorni nostri.
La parola “laurea” deriva dal latino (corona) laurea, cioè “corona d’alloro”. La corona veniva attribuita nell’antichità a personaggi vittoriosi e, successivamente, anche a uomini di lettere e poeti illustri. Da quel simbolo di riconoscimento derivò il termine utilizzato per indicare il titolo ottenuto al termine degli studi universitari.
Ecco perché ancora oggi, nelle università italiane, la corona d’alloro dei neolaureati non è soltanto una decorazione per le fotografie: porta con sé una tradizione antichissima legata a sapienza, successo e traguardo raggiunto.
L’alloro, una pianta che attraversa i secoli
Dalla cucina alla mitologia, dalla medicina popolare alla poesia, fino alle feste di laurea contemporanee, poche piante hanno saputo attraversare la storia mantenendo intatto il proprio valore simbolico.
Oggi il Laurus nobilis rimane soprattutto un prezioso alleato in cucina e una delle piante aromatiche più caratteristiche del Mediterraneo. Ma dietro quella semplice foglia verde che mettiamo nel ragù, nelle lenticchie o nell’arrosto si nascondono oltre duemila anni di miti, tradizioni e simboli.
E forse è proprio questo il fascino dell’alloro: essere contemporaneamente una pianta quotidiana e un piccolo pezzo di storia.